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Cateno De Luca assolto: “mi difendo dalla lupara dell’ingiustizia”

Cateno De Luca assolto: “mi difendo dalla lupara dell’ingiustizia”

Il neo deputato regionale siciliano del Centrodestra Cateno De Luca è stato assolto dall’accusa di tentata concussione, abuso d’ufficio e falso in atto pubblico.
De Luca si trova ai domiciliari da due giorni per un’inchiesta in cui è accusato di aver evaso il fisco:
l’esponente dell’Udc di Messina è stato assolto per prescrizione perché il fatto non sussiste. Urla di gioia alla lettura della sentenza si sono susseguite da parte dei presenti che si trovavano dentro e fuori l’aula del tribunale di Messina.
Il procedimento per cui era sotto processo De Luca ebbe inizio per presunti reati commessi tra il 2004 e il 2010 all’interno di un programma di opere di riqualificazione urbanistica e incentivazione dell’occupazione, precisamente il contratto di quartiere II, a Fiumedinisi (comune di cui era sindaco, ndr).
De Luca venne arrestato una prima volta nel giugno 2011: secondo l’inchiesta della procura messinese l’ex sindaco avrebbe alterato il programma per favorire imprese edilizie della sua famiglia.
Nel mirino della procura la costruzione di un albergo con annesso centro benessere da parte della società “Dioniso” e la realizzazione di centri di formazione permanente del Caf “Fenapi”, oltre all’edificazione di 16 alloggi da parte della coop “Mabel”.

A mettere nei guai De Luca e gli altri indagati è stato l’avvocato di Barcellona Pozzo di Gotto, Giovanni Cicala, presente ad una riunione a casa di De Luca risalente al 2014, volta a concordare una strategia difensiva all’indomani di un accertamento fiscale dei finanzieri al Caf Fenapi di Fiumedinisi.
L’esponente UDC spiegò al legale che era stato lui ad aprire il Caf dopo avere costituito la Fenapi (Federazione piccoli imprenditori, ndr), di cui era direttore generale. Secondo l’avvocato l’unica carta da giocare si concretizzava nella richiesta di un controllo incrociato dei bilanci del Caf, di quelli della Fenapi e delle imprese che avevano emesso le fatture.
Tempo dopo Cicala decise di rinunciare al mandato, denunciando le irregolarità e raccontando che “De Luca mi faceva presente che il suo problema era proprio quello di evitare che potessero risalire a lui nella gestione del Caf Fenapi. Qualunque dichiarazione o documento che doveva essere presentato alla guardia di finanza doveva prima passare al vaglio di De Luca perché il Caf è una sua creatura che dà lavoro a un sacco di persone e che è come una famiglia di cui è il pater familias che gestisce con il buon senso”.

Arrestato, a soli due giorni dalla sue elezione, il neo deputato regionale siciliano si è dunque trovato, suo malgrado, a dover fronteggiare l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla realizzazione di una rilevante evasione fiscale di circa 1.750.000 euro.
De Luca, 40 anni, è stato eletto nelle fila dell’Udc con oltre 5 mila preferenze e il suo nome figurava nella lista dei cosiddetti “impresentabili” che hanno agevolato Nello Musumeci a vincere la recente tornata elettorale in Sicilia. Con un passato nella Democrazia Cristiana e l’esperienza di sindaco di Fiumedinisi e Santa Teresa di Riva, De Luca ha fatto parlare di sé per i suoi gesti provocatori, come quando si spogliò nel corso di una conferenza stampa alla Regione.

Ora vado alla Regione anche contro Salvini – ha dichiarato dopo la sentenza De Luca – che su di me ha dato dei giudizi falsi”. Il deputato che, dal canto suo, sostiene su Facebook di essersi difeso dalla “lupara dell’ingiustizia e della calunnia” stamattina era accompagnato dalla moglie e dopo la lettura della sentenza è stato portato via dai carabinieri per tornare nell’abitazione dove attualmente si trova ai domiciliari.

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