Home / Cronaca / Operazione Pathology, false perizie per truffare INPS: 33 misure cautelari eseguite e 69 avvisi di garanzia notificati
Operazione Pathology, false perizie per truffare INPS: 33 misure cautelari eseguite e 69 avvisi di garanzia notificati

Operazione Pathology, false perizie per truffare INPS: 33 misure cautelari eseguite e 69 avvisi di garanzia notificati

Oggi, 05 dicembre, i militari del Comando Provinciale Carabinieri di Messina, hanno dato esecuzione ad una ordinanza applicativa di misura cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Patti, nei confronti di 33 soggetti.

Di questi, 2 si trovano in carcere, 5 agli arresti domiciliari, 10 sottoposti agli obblighi di dimora e 16 a misura interdittiva dall’esercizio delle funzioni poiché ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, truffa aggravata ai danni ai danni dell’INPS, falsa perizia, falso in atto pubblico e altro.
Contestualmente sono stati notificati 69 avvisi di garanzia nei confronti di altrettanti indagati.

Il provvedimento è scaturito da una complessa attività di indagine, sviluppata sin dal 2015 dai Carabinieri della Compagnia di Patti, i cui esiti hanno consentito di documentare l’esistenza e l’operatività, nell’area tirrenica del pattese, di un’associazione per delinquere.

Questa comprenderebbe un primo sodalizio criminale, complesso e ben strutturato, operante nella Giurisdizione del Tribunale di Patti e di un secondo di più lieve entità, costituito da liberi professionisti operanti nel settore legale e in quello medico, nonché funzionari pubblici e responsabili di diversi Enti di patronato.

Questi, mediante la redazione di false perizie e mendaci certificazioni mediche, riuscivano a condizionare l’esito dei ricorsi giurisdizionali promossi da privati cittadini dinanzi il Tribunale del Lavoro di Patti.
Ricorsi relativi al mancato riconoscimento da parte dell’INPS di una serie di benefici assistenziali (pensioni di invalidità civile, riconoscimento dello stato di portatore di handicap con diritto all’accompagnamento, etc.).

In questo modo il gruppo era in grado di ottenere rimborsi che sono andati dagli 8 mila euro per le cause di minore entità ai 43 mila euro per quella più rilevante con un danno, per la Pubblica Amministrazione, stimabile in oltre un milione di euro.

Nell’inchiesta, in cui sono state indagate 102 persone di cui 33 destinatarie della misura cautelare e 69 di avviso di garanzia (per “concorso in truffa aggravata ai danni dell’INPS e falso in atto pubblico”, ndr) figurano, tra gli altri, 2 avvocati e 2 collaboratori di studio, 27 medici specialisti tra CTU (Consulenti Tecnici d’Ufficio, ndr) e liberi professionisti, 4 funzionari dell’INPS, 11 collaboratori di vari patronati i quali si spartivano ingenti somme di denaro direttamente proporzionali agli importi delle indennità ottenute indebitamente.

In particolare, l’avvocato Anna Ricciardi (custodia cautelare in carcere) e il dottor Francesco Piscitello (custodia cautelare in carcere) erano certamente le figure verticistiche della principale delle due associazioni perseguite ed  erano materialmente e moralmente supportati da Vincenzo Princiotta (arresti domiciliari), Ilenia De Luca (arresti domiciliari) e Rosaria Lo Presti (arresti domiciliari), quali ulteriori promotori ed organizzatori del sodalizio in qualità di gestori di patronati o studi di assistenza fiscale.
Questi, infatti, assicuravano ulteriori adesioni al gruppo indirizzando la privata clientela verso i patrocinatori prescelti, massimizzando i profitti dell’associazione.

Il modus operandi del sodalizio prevedeva che la Ricciardi ed il Piscitello, attraverso l’intermediazione di taluni degli associati, corrompessero i sanitari di strutture pubbliche con elargizioni di denaro (nell’ordine di alcune centinaia di euro) al fine di redigere false certificazioni attestanti malattie per le quali si poteva poi ottenere la certificazione di invalidità. Le indagini hanno documentato 15 di questi episodi.

In altri casi, quando si era avviato il contenzioso giurisdizionale, Ricciardi, nell’ambito della propria attività di avvocato, patrocinava le cause e attraverso la corruzione di Piscitello, che in talune di esse era nominato Consulente tecnico d’ufficio, faceva redigere delle false perizie in favore delle persone da lei assistite.
Quando i Consulenti nominati erano altri, invece, riusciva a corromperli con l’aiuto dello stesso Piscitello e di altri sodali.
Di tali vicende, le indagini hanno permesso di ricostruire pienamente ben 20 episodi.

Relativamente ad uno di questi è stata documentata dalle intercettazioni videoambientali la dazione di 2500 euro in favore all’avvocato Ricciardi e del dottore Piscitello (che in quel procedimento era stato consulente tecnico del giudice, ndr) da parte di un cittadino che “con l’inganno” aveva conseguito il giudizio favorevole.

Altro organigramma criminale, richiamato in prologo e portato alla luce dalle indagini è certamente quello che vede come figure apicali l’avvocato Notaro (arresti domiciliari) e l’assistente di studio Mariella Di Gaetano (arresti domiciliari).

Anche questo secondo gruppo operava con metodi analoghi, attraverso la medesima struttura in cui aveva un ruolo centrale il dottor Francesco Piscitello.
In questo ambito le indagini hanno permesso di accertare 5 ulteriori episodi in cui, attraverso la redazione di false perizie, si otteneva indebitamente il giudizio favorevole nel contenzioso giurisdizionale.

Nel corso dell’attività investigativa, tra i tanti, è emerso un episodio particolarmente emblematico delle condotte illecite: si tratta del caso in cui l’Avvocato Ricciardi comunicò alla propria cliente che il CTU sarebbe stato un’amica del “Dottore” (ovvero Francesco Piscitello, ndr), invitandola a consegnare subito i soldi in contanti in vista della loro cessione ad altre persone per “agevolare il sistema evitando intoppi”.

E’ dunque chiaro come le finalità della materia previdenziale siano state asservite ad un disegno criminoso che trasformava preziose risorse economiche in occasioni di illecito guadagno a scapito della collettività.

Si evidenzia inoltre che, in molte circostanze, l’INPS doveva corrispondere all’istante non solo le indennità conseguenti al riconoscimento della malattia, bensì tutti gli arretrati che gli competevano a decorrere dal momento in cui era stata inoltrata la prima domanda di invalidità. Si parla di molte migliaia di euro, parte dei quali costituivano il profitto illecito degli associati.

L’articolata attività investigativa svolta, coordinata dal Procura della Repubblica di Patti ha certamente sferrato un duro colpo al fenomeno delle truffe in danno dell’INPS che, fino ad oggi, ha costituito una consistente fonte di indebito guadagno per molti professionisti e cittadini nel circondario di Patti.

Seguici e condividi:

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. i campi obbligatori sono contrassegnati con un *

*

Torna su