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Vicenda De Luca, nuovi risvolti: la querela del Procuratore Generale Barbaro

Vicenda De Luca, nuovi risvolti: la querela del Procuratore Generale Barbaro

Il procuratore generale della corte d’appello di Messina, Vincenzo Barbaro, ha citato in giudizio Cateno De Luca e i suoi legali con una richiesta di risarcimento danni pari a 500 mila euro, 250 mila a carico di De Luca e 250 mila divisi tra gli avvocati Taormina e Micalizzi.

La querela giunge conseguentemente a quanto è via via emerso a seguito delle dichiarazioni fatte da De Luca, il 26 novembre, nel corso di una trasmissione televisiva.
Qui l’Onorevole, nell’intento di spiegare alla platea quali fossero a suo avviso i reali presupposti dietro le annose vicende giudiziarie che lo riguardano, aveva fatto cenno ad una sua inchiesta in cui sarebbe venuto a conoscenza di manovre sottese, solo “per motivi di contiguità politica”, all’inserimento professionale all’interno di un ente regionale (il CIAPI, ndr) del figlio di un non meglio specificato “Procuratore Generale”. Facendo però intendere che l’ambiente di provenienza fosse quello messinese.

Da qui la reazione del Procuratore Barbaro, evidentemente sentitosi chiamare in causa.

A questa gli avvocati di De Luca hanno replicato con un comunicato in cui preannunciano una querela per calunnia nei confronti di Barbaro in quanto: “Accusati di istigazione e rafforzamento dei propositi criminosi di De Luca, mentre l’opera difensiva è stata sempre ossequiosa di ogni regola giuridica e deontologica”.

Nello stesso comunicato, inoltre, i due legali hanno sostenuto come a loro avviso, nella citazione nei loro confronti, Barbaro avrebbe ammesso “Importanti circostanze di fatto come quelle riguardanti l’attività lavorative del figlio Serafino”, invocando infine “a tutela delle prerogative della difesa, pronto intervento dell’Ordine degli avvocati di Messina”.

Da segnalare, in ultimo, la risposta del Procuratore Barbaro: “Se pensano i legali di De Luca che possa sentirmi intimidito dai loro comunicati hanno evidentemente sbagliato persona. Prendo atto delle dichiarazioni dei legali, e come già espresso in altra sede, anche per le presunte ammissioni sull’attività lavorativa di mio figlio, ribadisco che la sede del confronto è il tribunale di Reggio Calabria, e nessun’altra”.

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