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Mafia, operazione “Nibelunghi”: sei ordinanze di custodia cautelare e 11 milioni di euro sequestrati tra Messina ed Enna

Mafia, operazione “Nibelunghi”: sei ordinanze di custodia cautelare e 11 milioni di euro sequestrati tra Messina ed Enna

Questa mattina, a Valguarnera Caropepe (En) e a Capizzi (Me), sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta e la conduzione congiunta dei finanzieri del Comando Provinciale di Caltanissetta e dei Carabinieri del Comando Provinciale di Enna, è scattata l’operazione “Nibelunghi”, che ha portato all’esecuzione di sei ordinanze di custodia cautelare (di cui due in carcere e quattro ai domiciliari) ed al sequestro di beni per un valore complessivo di 11 milioni di euro.

I destinatari dei provvedimenti sono stati indagati a vario titolo, per concorso esterno in associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni di proprietà di soggetti appartenenti a Cosa Nostra.

Le indagini, avviate grazie a dichiarazioni rese da numerosi collaboratori di giustizia, hanno avuto come punto di partenza l’analisi del flusso patrimoniale di Gabriele Giacomo Stanzù, ben noto alle forze dell’ordine e già detenuto nel carcere “Ucciardone” di Palermo per fatti di mafia.

Dopo una prima condanna definitiva per “assistenza agli associati mafiosi” comminatagli alla conclusione dell’operazione Dioniso nel 2005, infatti, nel 2011 Stanzù è stato tratto nuovamente in arresto e condannato in via definitiva a 14 anni di reclusione per l’omicidio di Francesco Saffila.

L’operazione ha inoltre permesso agli inquirenti di far emergere la contiguità di Gabriele Giacomo Stanzù alla consorteria mafiosa “Cosa Nostra” ed in particolare a Daniele Emanuello, elemento di spicco della malavita gelese, deceduto in un conflitto a fuoco in occasione della sua cattura nel 2007.

Più nel dettaglio, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno monitorato i movimenti di capitali e di patrimonio che dalla disponibilità di Gabriele Stanzù venivano trasferiti a suoi congiunti o conoscenti.
Movimentazioni, queste, mirate a creare uno “schermo” sui beni di Stanzù, così da scongiurare eventuali tentativi di aggressione preventiva dei patrimoni da parte delle autorità.

L’individuazione di tali flussi anomali ha quindi permesso agli inquirenti, nel luglio 2017, di sequestrare beni per un valore superiore a 11 milioni di euro, consistente in terreni, fabbricati, autovetture e diversi conti correnti postali e bancari.

Le indagini hanno inoltre dato modo di confermare, nonostante la sua detenzione in carcere, la pericolosità sociale di Stanzù che ha potuto contare fino ad oggi sulla connivenza dei soggetti tratti in arresto, tra i quali risulta anche il fratello, Nicola Antonio, che hanno continuato a gestire il patrimonio in nome e per conto dello stesso Gabriele.

L’operazione odierna, infine, ha consentito di mettere in luce l’esistenza di concreti interessi della criminalità organizzata di stampo mafioso e di soggetti contigui ad essa nel settore dell’illecita acquisizione di aziende agricole e di appezzamenti di terreni utilizzati per la presentazione di domande finalizzate all’acquisizione dei contributi Agea (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura).

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