Home / Società / Sanità / Lettera aperta del Dr. Caminiti sul decoro e la sicurezza delle strutture sanitarie
Lettera aperta del Dr. Caminiti sul decoro e la sicurezza delle strutture sanitarie

Lettera aperta del Dr. Caminiti sul decoro e la sicurezza delle strutture sanitarie

Argomento oggi costantemente all’ordine del giorno è la sicurezza dei Medici specie in “Guardia medica”, in Pronto Soccorso.

Sacrosanto. Ma non si possono trascurare anche altri luoghi e situazioni.

Mi trovavo, alcuni giorni fa, intorno alle 12:30, nella zona sud di Messina, a Pistunina e, non avendo trovato un posteggio a livello strada del palazzo che ospita, tra le altre cose, anche i locali dell’ASP, imbocco la rampa che mi porta al parcheggio in terrazza.

Panorama spettacolare e un ambiente inquietante: qualche vettura parcheggiata, non un’anima viva, il silenzio ed il vento. Mi aspettavo, da un momento all’altro, di sentire un motore al massimo dei giri, una sgommata e colpi di pistola come nel più classico dei thriller.

Mi è tornato in mente che su quella terrazza un collega era stato aggredito e ferocemente malmenato, da ricovero.

Ricordando quell’episodio mai risolto, la mia inquietudine aumentava. Volevo lasciare quella terrazza al più presto. Ho impiegato qualche istante a trovare una “via di fuga”: il locale ascensori. Luogo riparato dal vento e dagli sguardi di chiunque. Due porte di ascensore, ma non avevano entrambe le stesse destinazioni. Ancora un momento di inquietudine. Ho provato con entrambi. L’attesa mi è parsa interminabile, poi ho preso il primo che è arrivato. Avrebbero potuto anche uccidermi senza che nessuno se ne accorgesse.

All’apertura delle porte, ancora un corridoio deserto. Ma forse è il piano del poliambulatorio dell’ASP.

Un po’ più avanti una scritta: Neuropsichiatria infantile. Forse lì avrei trovato qualcuno che avrebbe potuto dirmi per dove dovevo andare per andare dove volevo andare.

La porta tagliafuoco attraverso la quale si passa per entrare in reparto si è aperta senza difficoltà, un altro corridoio deserto, ad accogliermi solo una panca.

Più oltre una serie di porte. Una era chiusa, dietro delle voci, sembrava un colloquio, non ho voluto disturbare ed ho continuato a cercare. Altra serie di stanze, qualcuna conteneva qualche squallido mobile da ufficio. In fondo al corridoio un ambiente un po’ più grande. Conteneva dei giochi per bambini. Insieme a questi, sembravano depositati lì, dimenticati, altri materiali, apparentemente di scarto.

E mi sono chiesto: qui si portano bambini con problemi psichiatrici?

Poi ho visto i bagni …

E mi sono chiesto se o come vengono fatte le pulizie.

Intanto la mia inquietudine continuava ad aumentare.

E se io fossi stato il genitore di un bambino problematico a chi avrei potuto chiedere a chi rivolgermi per una qualunque informazione?

E se invece fossi stato uno di quei genitori violenti, come quelli di cui per ora si parla per le violenze nelle scuole …

Si apre quella porta dietro la quale avevo sentito voci. Ne escono una donna ed un bambino, dietro svolazzava un camice.

Ecco la preda indifesa del genitore violento …

Si volta verso di me, un sussulto, un passo indietro. Non mi aveva notato e il viso esprimeva stupore e timore.

Saluto, un attimo dopo un sorriso, mi ha riconosciuto come un collega e mi ha invitato ad entrare nella sua stanza. Resisto dicendo che volevo solo un’informazione ma insiste: “solo un momento, per dovere di ospitalità“.

Non lo avessi mai fatto: il telefono ha squillato continuamente, la richiesta di un appuntamento, il rinvio di un altro, la richiesta di parlare con questo o quell’altro medico.

Tra una telefonata e l’altra chiedo se è una questione di orario. Ma invece no, un servizio di segreteria non esiste proprio, lo devono gestire i medici…

Finalmente, riuscito ad avere l’informazione che volevo sono andato via. L’inquietudine era svanita ma una grande delusione ne aveva preso il posto.

Sicurezza zero, decoro zero, rispetto delle professioni zero.

 

Giovanni Caminiti

Seguici e condividi:

Lascia un commento

Torna su