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Ahi serva Italia, del Cavaliere ostello: Berlusconi torna “in campo”

Ahi serva Italia, del Cavaliere ostello: Berlusconi torna “in campo”

Silvio Berlusconi ha ottenuto dal tribunale di sorveglianza di Milano la “riabilitazione”. Una decisione – ha scritto il Corriere della Sera di sabato scorso – che di fatto cancella tutti gli effetti della condanna subita nell’ambito del processo sui diritti Mediaset nel 2013. Sentenza che aveva comportato l’incandidabilità dell’ex premier imposta dalla Legge Severino in seguito alla condanna definitiva a quattro anni (di cui 3 coperti da indulto) nel processo sui diritti tv Mediaset arrivata l’1 agosto 2013.
Se in questo momento si dovesse andare alle urne, dunque Berlusconi avrebbe il diritto di presentarsi tranquillamente alla Camera dei deputati o al Senato della Repubblica.

La Procura generale di Milano, dal canto suo, dovrà leggere le motivazioni dell’ordinanza con cui è stata concessa al leader di Forza Italia la riabilitazione prima di decidere se fare opposizione o meno contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza. Il provvedimento, infatti, non è stato ancora trasmesso alla segreteria della Procura generale, dove dovrebbe arrivare oggi. Ci sono 15 giorni di tempo per l’opposizione.

La decisione è appellabile in Cassazione da parte della procura generale di Milano ma è immediatamente esecutiva. Vengono meno, dunque, gli effetti della legge Severino di cui sopra che imponeva l’incandidabilità dell’ex cavaliere per sei anni.

Se il leader della Lega, Matteo Salvini ha affermato: Berlusconi che torna candidabile è una buona notizia per lui, e ne sono davvero felice, e soprattutto per la democrazia“, è impossibile tralasciare che i “carichi pendenti”, ossia i procedimenti in corso dopo una richiesta di rinvio a giudizio, come sono quelli in cui è imputato Silvio Berlusconi (per il caso Ruby, ad esempio, ndr) secondo la sentenza non sono automaticamente “ostativi”, cioè tali da costituire motivo di annullamento e non necessariamente “significativi” di una condotta “non buona” dopo l’esecuzione della pena. E’ questo il senso dell’ordinanza con cui il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha concesso la riabilitazione all’ex premier, seguendo sul punto la linea prevalente dettata dalla Cassazione.

Già in questa legislatura Berlusconi potrebbe tornare in Parlamento, senza aspettare le prossime elezioni politiche: basteranno le dimissioni di uno dei parlamentari della coalizione di Forza Italia eletto in un collegio uninominale per poi indire le elezioni suppletive (come previsto dal Dpr 361 del 1957, ndr).
Attualmente non ci sono seggi uninominali vacanti e già si guarda a chi potrebbe “immolarsi” per il ritorno in campo dell’ex premier o a chi molto presto potrebbe lasciare perché solleticato da un qualche attraente incarico. A settembre, ad esempio, si rinnoverà il Csm (Consiglio superiore della magistratura)e non è dato sapere chi avrebbe le carte in regole per sedere al Palazzo di Giustizia ma chi ha il curriculum è certamente l’avvocato di fiducia di Berlusconi, tale Niccolò Ghedini, eletto al Senato proprio in un collegio uninominale.

Ma Berlusconi resta imputato: la riabilitazione è stata concessa nonostante il patron di Fininvest sia ancora coinvolto nel terzo filone del processo Ruby ter e indagato come possibile mandante occulto delle stragi mafiose del 1993 a Firenze, Roma e Milano insieme a Marcello Dell’Utri.
Nel processo Ruby l’ex premier e quattro ragazze ospiti delle cosiddette “cene eleganti” (le olgettine, ndr) sono stati rinviati a giudizio dal GUP di Milano per corruzione in atti giudiziari relativamente a versamenti per 400mila euro effettuati da Berlusconi a favore delle ragazze fino all’ottobre del 2016.

Questa sorta di “perdono” strappato in zona Cesarini (giusto per citare una terminologia calcistica tanto cara al Cavaliere e ai suoi elettori) e all’indomani di una parvenza di grande coalizione allargata tra i vincitori dell’ultima tornata elettorale, non può che apparire sospetto e figlio di una ennesima e acuta strategia politico-imprenditoriale: gli italiani ricorderanno le clamorose dimissioni di Berlusconi nel novembre 2011 dopo l’approvazione della Legge di Stabilità 2012, quando di lì a poco subentrò il governo tecnico guidato da Mario Monti, da molti ritenuto lo spauracchio che ha dato il colpo di grazia al nostro paese, immettendolo nella morsa della crisi economica internazionale che ha dispiegato senza pietà i suoi effetti più nefasti. Agli occhi dell’italiano medio il Cavaliere ha rassegnato le dimissioni vittima di un ingiusto accanimento mediatico-giudiziario, facendo di Monti e della sua squadra di professoroni (indubbiamente discutibili) il capro espiatorio dell’inarrestabile decadenza verso il baratro.
Non è assurdo paventare una banalissima recessione di Berlusconi dall’accordo Movimento 5Stelle- Lega nei prossimi giorni per condizionare, a suo esclusivo godimento, l’indizione di nuove elezioni poco prima della pausa estiva dei politicanti.

« Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello! »

ammoniva il sommo poeta nel VI canto del Purgatorio, preso da un fremito interiore dopo l’abbraccio tra Virgilio e Sordello da Goito, concittadini divorati dall’amore incandescente per la propria patria. Dante, in uno dei canti più politici della Divina Commedia, apostrofa l’Italia del suo tempo, intimamente amareggiato nel vederla svenduta, violentata e dilaniata da guerre intestine fra gli abitanti di una stessa città che si combattono invece di gustare ciò che li unisce.
Versi severi e attualissimi anche dopo 700 anni in cui si sono susseguite dominazioni, guerre di indipendenza, dittature e scandali: il Bel Paese ha saputo redimersi anche dalle sue pagine più buie. Ciò nonostante permane uno straniamento, un’alienazione civica del popolo che non valorizza la bellezza di essere sovrano e si prostituisce al più forte, il più bello e il più criminale per cercare la scorciatoia in discesa e fare spallucce alla Bart Simpson:
Non sono stato io!”.

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