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Bullismo o incapacità di gestire le frustrazioni?

Bullismo o incapacità di gestire le frustrazioni?

La Dott.ssa Ines Catania, Psicologa, ci aiuta a comprendere attraverso le sue considerazioni la differenza tra aspetti che a volte possono essere facilmente confusi.

La domanda odierna e spesso dibattuta, sulla base degli ultimi fatti di cronaca e delle ultime vicende che si sono verificate nei contesti scolastici, apre una tematica sociologica molto controversa. Quando si può parlare di atti di bullismo e quando invece tutto si può ricondurre ad un’incapacità spiccata dell’ “adolescente di oggi” di saper gestire le frustrazioni?

Tale dubbio, avvalorato poi, dalla richiesta di alcuni genitori che si rivolgono a specialisti per aiutare il proprio figlio a gestire alcuni atti di “sopraffazione” da parte del coetaneo.

Ma di quali atti si sta parlando?

Ecco, per alcuni genitori, spostare lo zaino del figlio o scarabocchiare un quaderno, è un atto di bullismo. Mentre per altri, le costanti diffamazioni, gli atti di violenza come calci, sgambetti, pugni etc., fatti costantemente, hanno poco valore.

Dove sta la verità?

Una premessa è d’obbligo. In un’ottica sociologica, l’educazione è di gran lunga cambiata ed i “nuovi genitori” tendono sempre più spesso ad ovattare il figlio sino ad età adulta.

I ragazzi, per via di questo eccessivo iperprotezionismo genitoriale, tendono ad essere sempre meno abili a gestire le frustrazioni. Non hanno esperito il valore dei “no”, non combattono, non si difendono…. e spesso tendono a vivere male e ad enfatizzare qualsiasi attacco alla loro persona, come anche un semplice rimprovero dell’insegnante a scuola.

Pertanto, anche un semplicissimo insulto come stupido, o una riduttiva azione di scarabocchiare un diario viene vissuta inspiegabilmente ed eccessivamente male. Perdendo cosi, il senso e l’importanza di alcune azioni rispetto ad altre.

Il bullismo come fenomeno, è qualcosa di molto diverso; poiché prevede anzitutto una chiara asimmetria di potere tra i due attori coinvolti (bullo e vittima), una consequenzialità di azioni diffamatorie nei confronti del più debole, evidenti attacchi fisici e percosse di fronte ad un gruppo di spettatori inermi, che oltre a filmare l’accaduto con uno smartphone non sanno far altro che essere omertosi…

Il tutto, in un’ottica di osservazione sistematica in termini psicologici, prevede i tre elementi cardine, come frequenza, ampiezza ed intensità del fenomeno.

Inoltre, i vissuti della vittima, nel caso accertato di bullismo, sono intensi e spesso dolorosi. Vergogna, impotenza, tristezza e chiusura, sono i sentimenti più comuni che statisticamente sperimentano “le vittime”.

Tuttavia, è necessario, sempre, potere e sapere distinguere un evidente e preoccupante atto di bullismo con tutte le sue (talvolta tragiche conseguenze) da una chiara incapacità del ragazzo di gestire le frustrazioni.

Ricordando sempre, però, che il silenzio non aiuta!

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