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Insegnanti ormai soli ed incompresi ed alunni “killer”

Insegnanti ormai soli ed incompresi ed alunni “killer”

La Dott.ssa Ines Catania, psicologa, ci aiuta a comprendere attraverso le sue considerazioni la differenza tra aspetti che a volte possono essere facilmente confusi.

Alla luce dell’ultimo fatto di cronaca che ha riguardato il forte diverbio avvenuto in contesto scolastico tra alunno e professore, ma anche quelli che sono stati evidenziati dai media negli ultimi tempi, sorge spontaneo chiedersi il “perché” di tali accaduti? Quali i responsabili? Quali le soluzioni?

Ricordiamo tutti che l’ultimo insegnante è stato aggredito verbalmente e sopraffatto affinché mettesse un voto più alto allo studente e si inginocchiasse a suo cospetto. L’insegnante, con grande educazione e dignità, ma anche forse preoccupato dalle possibili conseguenze, è rimasto inerme. Tante sono state le polemiche a tal proposito ed una buona parte di persone, dissentono rispetto alla “non reazione” del docente. Gli insegnanti invece, nelle diverse interviste che riguardano la tematica, hanno sostenuto in modo rassegnato e rammaricato che, non si sentono sostenuti e che sono sempre più disarmati di fronte a tali eventi.

Chiedono anche accoratamente, aiuto alle famiglie, agli esperti, alle istituzioni.

Forse, lentamente, qualcosa sembra muoversi…

Certamente, di questi fatti, sino ad una ventina di anni fa o anche meno, non se ne discuteva affatto.

Per inquadrare e gestire il fenomeno sempre più in crescita, sarebbe auspicabile focalizzare l’attenzione su tre elementi fondamentali ritenuti responsabili dello sfociare di comportamenti inadeguati e disfunzionali anche a scuola e con gli insegnanti.

In primis, i sistemi educativi ed i sistemi genitoriali. Genitori sempre più impegnati con il proprio lavoro, distratti ed insicuri. Tendono spesso ad ovattare i propri figli come “palliativo” delle loro assenze, li giustificano e coprono comportamenti assolutamente inaccettabili.

Così si sentono più idonei nel ruolo di genitori, credono di essere più accettati dai figli e soprattutto giustificando loro, fuggono dalle loro mancanze e responsabilità. Vogliono essere amici, confidenti, compagni di gioco ma non “educatori”, impedendo così la demarcazione di confini tra i vari ruoli.

In seconda istanza, è opportuno attenzionare le ormai troppo sconosciute “coercizioni”. Ma cosa sono le coercizioni nel panorama socioeducativo attuale?

Per coercizioni, non si intente la mera punizione fisica costituita da percosse, calci o pugni. Per coercizione o punizione, si intende anche la sottrazione di privilegi o di piaceri che il genitore spesso concede al proprio figlio. Quindi, di fronte a dei comportamenti inadeguati o scorretti, dovrebbe necessariamente seguire una punizione che possa aiutare l’adolescente a comprendere la scorrettezza del comportamento sino ad estinguerlo.

E se la famiglia è cosi importante e formativa per lo sviluppo emotivo affettivo e socioculturale dell’adolescente, la scuola, dall’altra parte dovrebbe e potrebbe fungere da rinforzo positivo.

Pertanto, al fine di contenere comportamenti socialmente ed eticamente scorretti, spesso inflitti non solo nei confronti dei più deboli, ma anche nei confronti degli insegnanti che, invece, dovrebbero mantenere un ruolo autorevole e di guida, i dovrebbe essere una grande collaborazione tra genitori ed insegnanti.

Inoltre, gli stessi genitori, dovrebbero appoggiare le scelte dell’insegnante, spiegando al proprio figlio che, avere un brutto voto o subire un rimprovero, sicuramente non è poi un evento inaccettabile ed invalidante. Ciò serve a crescere, a migliorare, a sperimentare anche possibili fallimenti.

Le istituzioni, come in rari casi è avvenuto, avrebbero il compito di bloccare attraverso provvedimenti adeguati tali condotte.

Un provvedimento funzionale, può essere un esempio ed uno scoraggiamento per eventuali prossime condotte negative.

In tal modo, anche gli insegnanti, percependo collaborazione e supporto, potrebbero sentirsi meno frustrati e più efficaci!

Il compito di ciascuno, nel proprio piccolo, può contribuire tanto alla formazione di un sistema societario migliore.

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