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Riflessione sulla sicurezza dei medici sul posto di lavoro

Riflessione sulla sicurezza dei medici sul posto di lavoro

Stanziate ingenti somme per incrementare le dotazioni di sicurezza nei presidi della Continuità assistenziale.

Ottima notizia ma purtroppo provvedimento insufficiente per il reale miglioramento della sicurezza. Lo stupro di Trecastagni supporta questa affermazione.

Grate alle finestre, cancello alla porta di ingresso, illuminazione sulla porta, videocitofono, collegamento con le forze dell’ordine. E la dottoressa, prima di aprire, controlla al videocitofono.
Poi, ingannata dalla richiesta di soccorso apre e… chiusa in una gabbia inespugnabile, senza la possibilità di allertare le forze dell’ordine, rimane per ore in balia del suo aguzzino.

Certo è molto meglio vedere a chi si apre ed evitare che intrusi possano entrare dalle finestre, ma i servizi di guardia hanno una debolezza intrinseca: non si può evitare di aprire a chi chiede soccorso.

Quindi ben vengano i miglioramenti strutturali ma altre iniziative vanno prese per migliorare la sicurezza e la prima deve essere non lasciare soli i Medici.

Le soluzioni potrebbero essere tante: accorpare servizi diversi; collocare, ove possibile, i presidi presso le sedi di Pronto Soccorso; oppure collocarli presso le stesse sedi delle forze dell’ordine. Dove tutto questo è impossibile, offrire loro, presso la sede, un servizio di sicurezza costante fornito da strutture di vigilanza.

Peraltro, anche migliorare la sicurezza all’interno delle sedi non è di per se sufficiente. C’è infatti il caso di chi svolge attività domiciliare, come Continuità assistenziale e 118, che deve fare i conti con un’altra debolezza connaturata nell’attività: deve uscire dai locali della propria sede per recarsi all’esterno, fino a casa del richiedente assistenza.

In balia della follia. Sono frequenti le aggressioni non denunciate e si arriva sino all’episodio di pochi giorni fa a Palermo: un’ambulanza è stata attinta da colpi di arma da fuoco.

Questo è un problema di difficile soluzione. Si può immaginare che i medici vengano scortati da forze dell’ordine o da vigilanti? È una questione di risorse economiche, ma quanto vale la incolumità dei soccorritori e la loro serenità di intervento?

Ricordo che nei lontani anni ‘80, allora Medico di Guardia Medica in un comune collinare, quando ancora le Guardie dipendevano dalle amministrazioni comunali, al momento di effettuare una prestazione domiciliare, venivo accompagnato da un Vigile Urbano alla guida di un mezzo dedicato….

Giovanni Caminiti

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