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Dai pacchi di pasta, ai buoni benzina, il catalogo dei regali per le amministrative 2018 è ricco di novità

Dai pacchi di pasta, ai buoni benzina, il catalogo dei regali per le amministrative 2018 è ricco di novità

Il tema della compravendita dei voti, purtroppo, non è argomento nuovo per quanto riguarda la scena politica messinese e, con l’approssimarsi delle Amministrative, com’era facile aspettarsi, si è tornati a discutere della questione con sempre maggior frequenza.

Già agli inizi di aprile Pippo Trischitta aveva fornito una descrizione piuttosto specifica di uno dei sistemi di compravendita del voto, un meccanismo semplice ma a quanto pare efficace: l’elettore viene avvicinato al di fuori dei seggi e gli viene proposto di votare un determinato candidato a fronte di un compenso che va dai 50 ai 100 euro. Quest’ultimo, una volta dentro la cabina elettorale fotografa con il telefono la propria scheda elettorale “opportunamente compilata” (violando ulteriormente la legge che vieta, ai fini della garanzia della segretezza del voto, l’introduzione di cellulari all’interno delle cabine elettorali) ed all’uscita la mostra a coloro i quali gli hanno proposto l’accordo, che procedono al pagamento.

Tale dichiarazione, all’epoca, aveva anche innescato una querelle con un altro candidato sindaco, Cateno De Luca, che aveva invitato Trischitta a fare nomi e cognomi dei fautori di questo sistema. Insinuando, peraltro, il dubbio che non fossero stati fatti poiché fino a qualche mese prima lo stesso Trischitta era partner politico dei personaggi coinvolti, facendo esplicito riferimento al “gruppo Genovese” transitato in Forza Italia.

La scorsa settimana, invece, sono stati Daniele Zuccarello ed Emilia Barrile a tornare sul tema.

Il primo, facendo riferimento a delle voci giuntegli di recente, ha sostenuto l’imminente arrivo in città di una “Valanga di soldi” destinati a comprare il voto di molti cittadini per 50 euro l’uno, promuovendo una chiave di lettura “pragmatica” e spronando i cittadini a non vendere la propria dignità per 10 euro l’anno, ovvero i 50 euro offerti spalmati sui cinque anni di durata del mandato.

Barrile, invece, ha provato a produrre delle prove a sostengo del suo monito sulla compravendita del voto, postando sulla sua pagina Facebook la foto, opportunamente oscurata, di buoni benzina che dovrebbero servire a questo scopo.
Votate con coscienza – ha commentato la candidata –, non sarà un pieno alla vostra macchina a fare la differenza nelle vostre vite”.

Com’è ovvio, ben venga la stigmatizzazione di tale deplorevole fenomeno da parte dei candidati a queste amministrative. Ciò che rattrista, però, è che ad oggi non sembra che la classe politica locale abbia mai “fatto muro” contro di esso per arginarlo, o ancora meglio eradicarlo, con investimenti di carattere culturale a lungo termine.

Sembra, invece, che la questione torni in auge solo nei periodi più prossimi alle tornate elettorali, lasciando in chi osserva la sgradevole sensazione che questo delicatissimo tema venga usato solo come espediente comunicativo per accaparrare qualche voto in più, spogliandolo così della sua rilevanza in termini di fenomeno sociale.

La questione infatti va ben oltre le vicende giudiziarie ed ha a che fare, soprattutto, con la devastazione della percezione che il cittadino ha di sé in funzione del proprio rapporto con le istituzioni e delle potenzialità di crescita (socio-economico-culturale) che queste gli possono fornire, se, a quanto pare, per molti, queste non vanno al di là della prospettiva di un’umiliante mazzetta fuori dal seggio o di un pieno di benzina.

Alberto Caminiti

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