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Comizio per Bramanti, Musumeci: “non vogliamo che i nostri giovani partano con un biglietto di sola andata”

Comizio per Bramanti, Musumeci: “non vogliamo che i nostri giovani partano con un biglietto di sola andata”

Trionfale, e con fragoroso sottofondo musicale, l’ingresso a Piazza Cairoli di Dino Bramanti e Nello Musumeci. Sul maxi schermo, scorrono le suggestive immagini della città (immancabile il Duomo dove il candidato sindaco nasceva 69 anni fa) e ivi si susseguono i momenti che hanno caratterizzato la campagna elettorale.

Sul palco, il candidato sindaco dice di voler partire: “dal verde; dalla sicurezza stradale; dall’occupazione del suolo; dalla collaborazione con i commercianti, con gli industriali, con gli artigiani. […] Partiamo da una frattura che si è creata in questi anni tra gli imprenditori e la città di Messina.”

Tra gli obiettivi, elenca: “Rilanciare l’economia, e rilanciarla dove il bilancio, in questo momento, non solo è vacante ma c’è una perdita. Nel balletto che c’è tra Ministero degli Interni, Ministero dell’Economia e Finanza e Corte dei Conti, non siamo riusciti ad arrivare ad una cifra esatta, non siamo riusciti a comprendere quale sarà il futuro della nostra città: se si va al dissesto, o ci sarà il piano di riequilibrio; e in che durata potrà essere approvato dal Consiglio comunale.”

Difficoltà nei trasporti, nella realizzazione di infrastrutture; abbiamo difficoltà a scollegarci da un piano di isolamento che, in questi anni, ha demotivato i nostri giovani, li ha costretti ad andare via. Dobbiamo contribuire tutti assieme alla rinascita.”

Fà riflettere, e non poco, il “Da grande voglio andare a vivere a New York. Comunque, se Messina cambierà, vedremo”, scritto da Marta, una bimba messinese, nella sua lettera indirizzata al dott.Bramanti.

Il Presidente della Regione, presa la parola, spiega:Messina è malata di carestia, d’amore, sofferente, aspetta di essere consegnata alla normalità. […] Quella di Bramanti è una scelta per il futuro. Il suo è un atto d’amore. Questo serve essere la politica, la buona politica. Non l’esibizionismo.”

E distingue tra due realtà: “La Messina degli apparati, dei questuanti, dei mercenari; e la Messina di chi spera, di chi vede che guarda al presente, che ha l’orgoglio dell’appartenenza, che vuole restare attiva in un processo di crescita. Dobbiamo tutti essere carpetieri, operai, progettisti.”

Il Presidente non manca di ricordare che “la presenza delle baracche è una ferita, e tutti dobbiano farcene carico. – e che – La fascia piu vulnerabile sono i ragazzi. Rischiamo di perderli per sempre.”

E se tutto quello che non va, anche in parte, verrà risolto, allora sì che potremo dire che Messina e i messinesi avranno compiuto la giusta scelta, qualunque essa sarà.

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