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Messina, in scena stasera lo spettacolo che ha vinto il premio “Teatri del Sacro” 2017

Messina, in scena stasera lo spettacolo che ha vinto il premio “Teatri del Sacro” 2017

Scritto e interpretato da Nella Tirante, con la regia e l’ideazione luci di Roberto Zorn Bonaventura, “Fidelity Card”, insignito del premio “Teatri del Sacro” 2017, sarà in scena stasera alle ore 20:45.

In scena anche Gianmarco Arcadipane, insieme alla Tirante; scene di Cinzia Muscolino.

Nell’ambito della rassegna “Il Cortile – Teatro Festival”, è il terzo spettacolo di una manifestazione che, tutti i lunedì, ha finora registrato il tutto esaurito; persino una replica fuori programma per “Camurria”, con Gaspare Balsamo.

Una riflessione sulla disabilità, o meglio “specialità”; sulla Fede; sull’accettazione e sul rapporto madre-figlio. Un ragazzo speciale: ha problemi motori, in paese è considerato un personaggio bizzarro, conosce tutti e tutti e tutti lo conoscono.

Sul balcone di casa sua, che propende sulla strada principale, spopolata nel periodo estivo, attende che qualcuno passi da lì e scambi con lui qualche parola.

Osserva un mondo perfetto che gli sembra irraggiungibile, il lungomare affollato, la vita “normale”, che desidererebbe anche per sé.

Intanto, la madre, al piano di sotto, si trova, stanca, in camera da letto ma non dorme, prega, racconta in modo surreale il suo percorso di Fede, legato a nascita e malattia del figlio: attende il Miracolo per lui, come una sorta di premio per la sua “fidelity card”.

Nelle note di regia, si legge: “Non si può parlare di una realtà così intima e difficile senza conoscerne le conseguenze, – scrive Roberto Zorn Bonaventura – i drammi nel mettere in scena questo lavoro (che innanzi tutto tratta la disabilità).”

“Abbiamo cercato un equilibrio, le gioie. – spiega – Per questo abbiamo lavorato sulla fatica, quella dell’attore, quella che ti porta a restituire allo spettatore una verità e a renderla possibile.”

“Il testo ci ha subito aperto margini di lavoro e di libertà interessanti, mettendo gli attori nelle condizioni di cercare all’interno di esso attitudini personali, lavorando a lungo sul corpo.”

“Con la scenografa abbiamo pensato a una “casetta”, che in qualche modo costringesse a stare chiuso, una sorta di gabbia dalla quale sembra difficile uscire, nella quale resti imprigionato con tutte le paure e le convinzioni di una vita.”

“Paure e convinzioni che sono quelle di una madre e di un figlio, un rapporto che in questo spettacolo si spinge oltre la responsabilità di essere genitore, di saper lasciare andare e si spinge oltre la capacità di essere figlio e di crescere, accettando.”

“In tutto questo la Fede, che c’è e si sente, ma mai deve essere vuota e fine a se stessa. La fede, il più delle volte, dovremmo averla nella persona che abbiamo davanti, è lì che forse ci aspetta Dio.”
 
Il Festival, di cui è direttore artistico lo stesso Bonaventura con la collaborazione di Giuseppe Giamboi, proseguirà lunedì 6 agosto con una prima assoluta: “Lo scoglio del Mannaro” di e con Simone Corso, collaborazione artistica di Adriana Mangano.

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