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Palagiustizia nel “fosso” di via La Farina: “Idea irrealizzabile”

Palagiustizia nel “fosso” di via La Farina: “Idea irrealizzabile”

Il secondo Palazzo di Giustizia, la cui realizzazione sarebbe prevista nel “fosso” di via La Farina è, a oggi, un’ipotesi non realizzabile. Ad affermarlo è il laboratorio di partecipazione civica, messinAccomuna.

Motivo della suddetta affermazione è che a mancare sono i requisiti necessari: aree, volumi, conformità al Piano Regolatore, finanziamenti e tempi, che non corrispondono a quelli dichiarati dal Sindaco.

In merito a quanto affermato dal Sindaco De Luca, nel corso del suo comizio del 21 ottobre scorso, – illustrano – riteniamo utili alcune precisazioni, augurandoci che possano fornire spunti per una ulteriore riflessione.”

Quanto alle Superfici ed al Piano Regolatore: “È facile verificare, utilizzando il SIT (strumento pubblico avviato durante l’Amministrazione Accorinti), che le aree oggi utilizzabili (zona Sp), nel cosiddetto fosso di via La Farina, hanno una superficie di circa 1.900 mq e non 3.200 come dichiarato dal Sindaco, che ha anche affermato che si realizzeranno 14.000 metri quadri per uffici cioè circa 45.000 metri cubi, oltre ai parcheggi.”

Il Sindaco, però, certamente sa – fanno notare – che, a oggi, l’area si trova entro i 500 m dal mare, l’indice di edificazione è di 0,75 mc/mq (LR 71/78, art. 15 comma b) ed è quindi possibile realizzare circa 1400 (milletrecento) metri cubi. Infinitamente meno di quanto dichiarato.”

Circa i tempi dicono: “Il Sindaco ha dichiarato che entro 4 anni il nuovo edificio sarà finito e collaudato, ma non ha detto in base a quale azione miracolosa questo avverrà. In merito, il rapporto 2018 pubblicato dall’Agenzia della Coesione indica che per un’opera da 40 mln in Italia il tempo medio è superiore ai 10 anni, questo va aumentato, sempre per i dati esposti nel rapporto, del 15% per la Sicilia perché maglia nera per i tempi di realizzazione delle opere. Si arriva quindi a 11-12 anni. A questo bisogna aggiungere che la storia recente (Stadio, Porto, via Don Blasco, Torrente Bisconte Cataratti, …) conferma e aumenta la previsione di 11-12 anni. Inoltre, la necessità di variante, vedi quanto esposto prima, allo strumento urbanistico allungherà ulteriormente i tempi di alcuni anni. Temiamo che anche in questo caso, come già accaduto per lo sbaraccamento, la data indicata sia di pura fantasia e senza alcun dato concreto a supporto.”

Si esprimono così sui costi, ribassi e risparmi: “Il Sindaco ha dichiarato un costo di 40 milioni, ma che ne saranno sufficienti 20, perché 6 si risparmieranno sugli affitti e circa 14 deriveranno dal ribasso d’asta. Purtroppo, quanto affermato è lontano dalla realtà perché come il Sindaco sa, il ribasso, fosse anche del 90%, interverrà in fase di gara, ma per fare l’apppalto si ha necessità, per Legge, di disporre dell’intero finanziamento. Inoltre, i risparmi annunciati derivanti da affitti che non si pagheranno, non ci saranno sia perché il tempo di costruzione sarà ben più lungo dei 4 anni dichiarati ma soprattutto perchè come sa chi amministra, da alcuni anni le spese per la Giustizia (anche per le sedi) sono sostenute direttamente dal ministero e non più dai comuni. Quindi, per un progetto da 40 milioni, servono 40 mln che a oggi non ci sono.”

In riferimenti al progetto, “è stato detto che il Dipartimento LLPP ha già sviluppato un progetto di massima. […] un’attestazione dell’esistenza del primo livello di progettazione (oggi progetto di fattibilità tecnica ed economica). Per un’opera di questa dimensione per questa fase il codice degli appalti prevede una serie di studi (… Il progetto di fattibilità è redatto sulla base dell’avvenuto svolgimento di indagini geologiche e idrogeologiche, idrologiche, idrauliche, geotecniche, sismiche, …) di cui non sembra esserci traccia così come, ad oggi, non sembra ci siano atti ufficiali (documento preliminare alla progettazione, approvazioni, …).”

In controtendenza agli elementi posti dal Primo cittadino, considerano “forti” le “criticità per la realizzazione […]. E rivolgono all’Amministrazione comunale a “rivalutare la reale fattibilità di quanto annunciato.” E propongono, quale soluzione, la realizzazione nelle aree dell’Ospedale Militare, poiché “in linea con le politiche, nazionali ed europee di recupero e riuso delle aree sottoutilizzate nelle città”, nonché “congrua in termini di spazi disponendo di oltre 11.000 mq coperti e 20.000 scoperti, dispone delle risorse finanziarie necessarie e offre la possibilità di risparmiare denaro pubblico in tempi rapidi.”

“Abbandonare questa strada per il “fosso” – spiegano – significa lasciare le cose nella situazione attuale in cui gli unici ad avere beneficio sono i proprietari dei circa 7.200 mq che a oggi vengono affittati all’esterno di Palazzo Piacentini.

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