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Messina, la scuola “Giacomo Leopardi” non si tocca

Messina, la scuola “Giacomo Leopardi” non si tocca

Sit-in di protesta, stamane, dinanzi al Palazzo della Provincia di Messina. Riuniti alunni, genitori e corpo docente per chiedere che la decisione dell’accorpamento della storica scuola “Giacomo Leopardi” all’Istituto “Giovanni XIII-Aldisio” non si concretizzi e la proposta non avanzi fino all’assessorato regionale.

Dal 2016 la scuola è stata consegnata ad una ditta per la messa a norma antisismica. “I lavori, che procedono molto lentamente, – dice la preside – avrebbero dovuto essere consegnati già a novembre di quest’anno.” Ora, mancando “l’ambiente educativo per l’apprendimento, viene a mancare la scuola e, di conseguenza, le utenze.”

Il problema non è soltanto a carico del plesso, ma grava anche sulle famiglie, che devono provvedere ad accompagnare i figli in una zona cittadina per loro scomoda, perché lontana da casa, o dal posto di lavoro; oltre alla “perdita” di alcuni degli insegnanti preferiti.

“Abbiamo cercato di arginare, e di chiarire i diritti. – spiega la preside, Rosaria Schirò, – La “Giacomo Leopardi” ha perso 35 unità su 600 così quante ne prevede la Legge n°6/2000, legge regionale, ed è un tasso assolutamente ridicolo. Voglio evidenziare – prosegue – che un contingente non può essere mai analizzato solo all’interno di un anno scolastico ma ci vuole almeno un trend di 3 anni per andare a verificare se è una scuola da far scomparire, o meno.”

“Noi chiediamo, in primo luogo, che venga ridimensionata questa proposta – aggiunge Rosaria Schirò – e che, quindi, il mantenimento dell’Istituto possa esserci, almeno per anno, tanto da poter valutare se c’è questo calo, o meno, dell’utenza.

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