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Nuova organizzazione del piano sanitario – Sant’Agata di Militello rischia di chiudere il punto nascite

Nuova organizzazione del piano sanitario – Sant’Agata di Militello rischia di chiudere il punto nascite

Dopo l’approvazione da parte del ministero, l’11 gennaio 2019 l’assessore regionale alla salute, Ruggero Razza, presenta, tramite un post su Facebook, il nuovo decreto ministeriale sull’organizzazione sanitaria.

Taglio di unità – Diversamente dal piano precedentemente approvato dalla giunta regionale, nel settembre 2018, i ministeri della Salute e dell’Economia, adesso hanno richiesto il taglio graduale di 138 unità operative negli ospedali siciliani e il ridimensionamento dei punti territoriali di emergenza (PTA) che non raggiungono il numero minimo di prestazioni. Entro giugno, dunque, bisognerà tagliare 32 unità complesse, altre 46 entro dicembre 2019 e altre 60 entro giugno 2020. I criteri su cui l’assessorato baserà le proprie decisioni saranno fondamentalmente tre: peso medio delle prestazioni, indice di occupazione posti letto e rischio di inappropriatezza.

Punti nascita – Fra le prescrizioni ministeriali figura anche la chiusura dei punti nascita che entro il 31 dicembre 2019 non raggiungeranno i 500 parti. Questa direttiva mette in difficoltà molti ospedali regionali tra i quali anche quello di Sant’Agata di Militello. Nei mesi precedenti era già stata concessa, a questi ospedali, una deroga per la chiusura del punto nascita, ma in base alla nuova disposizione non vi saranno altre deroghe successive all’anno 2019. Dunque in base alle nascite registrate nel 2018, esattamente 306, è facile pensare che il nosocomio santagatese non riesca a soddisfare il criterio prestabilito arrivando così all’abolizione di quello che può sicuramente essere definito un reparto fondamentale per la zona tirrenica compresa tra Patti e Termini Imerese.

L'assessore Ruggero Razza

L’assessore alla sanità della Regione Siciliana Ruggero Razza

L’ospedale di Sant’Agata viene quindi confermato “Ospedale di base” con le già previste unità operative semplici e complesse, ma si vedrà notevolmente ridimensionato in quanto perderà alcuni posti letto, il reparto di ginecologia e quello di ostetricia verranno depotenziati e, viste le grandi difficoltà riguardanti l’improcedibilità per interventi ad alto rischio operatorio, anche i reparti di chirurgia e ortopedia si vedranno ridotti. La nuova organizzazione ospedaliera penalizzerà così circa 100 mila utenze che a fronte di una maggiore richiesta sanitaria si ritroveranno con una ridotta qualità nelle prestazioni e una quantità dei servizi, sfortunatamente, sempre più ridimensionata.

La scelta di spostarsi sempre più lontano, alla continua ricerca di un servizio adeguato diventerà così una costante nella vita della popolazione dei paesi limitrofi riducendo l’ospedale di Sant’Agata a mero punto di passaggio per controlli di poco conto.

Va. Ni.

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