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Alla riscoperta di Messina: il mosaico della Stazione Marittima

Alla riscoperta di Messina: il mosaico della Stazione Marittima

Ogni giorno centinaia di viaggiatori e pendolari frettolosamente la attraversano, eppure la Stazione Ferroviaria e Marittima di Messina conserva al suo interno un’opera d’arte degli anni Trenta poco conosciuta.
Si tratta del grandioso mosaico, lungo circa venti metri e alto quattro, posizionato lungo la parete arcuata del corridoio panoramico che, fino a qualche tempo addietro, consentiva ai viaggiatori di accedere agli imbarchi pedonali dei traghetti.

L’idea di realizzare il mosaico va attribuita all’ingegnere e architetto Angiolo Mazzoni, progettista, tra le altre, delle stazioni ferroviarie di Messina, Siena, Bolzano e di parte della più importante d’Italia, Roma Termini. Questi richiese alla Direzione Generale delle Ferrovie di realizzare un’opera d’arte all’interno della Stazione di Messina, affinché potesse rappresentare, con figurazioni allegoriche, la storia della Sicilia.

È da considerare che durante gli anni Trenta tutte le nuove costruzioni prevalentemente pubbliche e funzionali, erano caratterizzate da strutture imponenti e lineari, spesso decorate all’interno. L’arte era considerata un privilegiato veicolo per esaltare l’uomo e la sua storia, oltre che un efficace mezzo di propaganda del regime.

Dopo che Mazzoni propose come esecutore dell’opera Mario Sironi, caposcuola della pittura murale novecentista, scartato dalla Direzione delle Ferrovie perché “troppo d’avanguardia”, l’incarico fu affidato a Michele Cascella.
Così, nel 1938, avvalendosi della collaborazione del padre Basilio e del fratello Tommaso, entrambi valenti artisti, Cascella realizzò il grande cartone preparatorio con il disegno dipinto a tempera che celebrava la bellezza della Sicilia raccontandone la storia millenaria, dall’epoca classica fino agli anni ’30.

La realizzazione del mosaico fu invece affidata ad una delle scuole di mosaico più antiche e prestigiose del mondo: l’Opificio delle Pietre Dure della Scuola del Mosaico della Reverenda Fabbrica di San Pietro, nel cuore del Vaticano. Il mosaico venne realizzato utilizzando una tecnica molto originale: lastre piatte colorate in pasta vitrea di piccole dimensioni e di forme diverse, capaci di riprodurre l’impressione di vere e proprie pennellate, con effetti cromatici unici.
Così, il 20 novembre 1939, appena un mese dopo l’apertura ufficiale della nuova Stazione Marittima di Messina fu possibile inaugurare l’opera.

Le migliaia di tessere formano insieme un brillante disegno dalle diverse tonalità all’interno del quale si scorgono il tempio di Giunone e il tempio della Concordia di Agrigento, le isole minori ed il vulcano Etna. Osservando il mosaico, da sinistra verso destra, si possono individuare alcuni eventi simbolo della storia siciliana come l’ingresso dei Normanni in Sicilia con i loro cavalli e vessilli, la ribellione dei Vespri siciliani e la Battaglia di Calatafimi avvenuta durante la spedizione dei Mille.
In primo piano, tra una rigogliosa vegetazione isolana e i resti di antiche colonne, sono rappresentati alcuni simboli e personaggi tra cui le Muse, una madre che allatta e scene dedicate alla pesca e alla raccolta degli agrumi.
Al centro campeggia la figura di Benito Mussolini, raffigurato durante il discorso tenuto al Foro Italico di Palermo nel 1937, su un podio a forma di prua di nave e circondato da una schiera di contadini, braccianti, soldati e camicie nere.

Nel corso del dopoguerra il mosaico subì ripetuti atti vandalici e gravi danneggiamenti. Alcune scene e la figura di Mussolini vennero coperte da uno strato di gesso e intonaco per non renderle visibili al pubblico. Ciò tuttavia preservò meglio il colore e la brillantezza originale proprio di quelle parti che un tempo si vollero cancellare.
Purtroppo il salone panoramico e l’opera in esso conservata sono state da tempo abbandonate. L’accesso pedonale alle navi traghetto che permetteva ai viaggiatori di transitare dal salone del mosaico è stato interdetto e oggi si accede per mezzo della rampa situata all’esterno della Stazione stessa. Ciò ha significato una inevitabile emarginazione per l’opera che, di fatto, resta una bellezza quasi dimenticata e sconosciuta al pubblico.

Gabriella Papa

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