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Alla riscoperta di Messina: le Quattro Fontane

Alla riscoperta di Messina: le Quattro Fontane

Passeggiando per la Messina del XVII secolo, se si fosse percorsa la via I Settembre, all’epoca via Austria, fino all’incrocio con la via Cardines, che a tutt’oggi conserva lo stesso nome, ci si sarebbe imbattuti in un quadrivio dall’eccezionale valenza architettonica.

Per sottolineare tale magnificenza, negli anni, si decise di adornare i quattro canti dell’incrocio con altrettante fontane in marmo bianco, realizzate da quattro differenti scultori, sebbene con uno stile architettonico omogeneo di stampo barocco. In comune anche il progetto ideato dall’architetto romano Giacomo Calcagni che per decorarle si ispirò a tipici motivi messinesi e legati al mondo acquatico quali conchiglie, cavallucci marini, tritoni e delfini.

La prima di esse, scolpita dal fiorentino Innocenzo Mangani, fu installata nel 1666. Solo molti anni dopo, nel 1714, venne realizzata la seconda ad opera del messinese Ignazio Buceti, scultore molto attivo in città e che eseguì diversi lavori anche all’interno del Duomo. La decorazione del quadrivio fu infine completata nel 1742 con la collocazione delle ultime due fontane la cui paternità non è ancora stata ricostruita con certezza.

Nonostante siano state costruite a diversi anni di distanza l’una dall’altra le opere risultarono estremamente simili tra loro, ad eccezione di quella realizzata dal messinese Buceti alla cui sommità, piuttosto che le tradizionali insegne imperiali spagnole, vi era l’emblema dei Savoia: uno scudo ovale coronato, tenuto da due leoni rampanti.

Le fontane erano inoltre caratterizzate da dei mascheroni grotteschi dalle guance rigonfie da cui sgorgava l’acqua che veniva poi raccolta nelle vaschette sottostanti, realizzate per facilitarne la raccolta da parte dei messinesi. Questi però, e duole constatare che tale atteggiamento dei nostri concittadini abbia origini così antiche, ne avevano scarsissima cura tanto che, come testimoniato dai documenti dell’epoca, nel 1854 il governo cittadino dovette ordinare la rimozione delle vasche onde evitare che l’utilizzo continuo producesse ulteriori danni alle preziose sculture.

Nel 1908 il terremoto che sconvolse Messina non risparmiò le Quattro Fontane, che vennero considerevolmente danneggiate e dunque smontante per essere sistemate, a pezzi, nella chiesa di Santa Maria Alemanna.

Durante la ricostruzione post-sisma due di esse furono ricollocate pressappoco dove si trovavano in origine (una di esse è quella realizzata da Buceti), sebbene lo spazio circostante fosse stato radicalmente modificato, con la chiusura della strada a nord ed il conseguente disfacimento del quadrivio.

Le due fontane rimanenti sono invece attualmente custodite presso il Museo cittadino.

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