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Alla riscoperta di Messina: la chiesa di San Tommaso il Vecchio

Alla riscoperta di Messina: la chiesa di San Tommaso il Vecchio

Le tracce dei Normanni che nel 1061 proprio da Messina iniziarono la conquista della Sicilia, sono ancora rinvenibili nelle splendide architetture degli insediamenti situati in molte zone dell’Isola. Tra le più antiche testimonianze nel territorio messinese sono la Chiesa di Santa Maria di Mili San Pietro edificata intorno al 1090, la Chiesa della Santissima Annunziata dei Catalani edificata tra il 1150 e il 1200 e la splendida Chiesa di Santa Maria della Valle, meglio conosciuta come Badiazza, del XII secolo circa.

Esiste però un’altra interessante chiesa dello stesso periodo, poco conosciuta, spesso trascurata dalle fonti storiche antiche ed esclusa dall’attuale contesto culturale cittadino: è la piccola Chiesa di San Tommaso il Vecchio, a pochi passi dalla Galleria V. Emanuele, tra la via Romagnosi e la via San Cristoforo. La frequente chiusura al pubblico e la particolare posizione nel contesto urbanistico che ne oscura parzialmente la visione, in quanto la facciata principale è rivolta in direzione di un cortiletto interno, mentre l’abside è orientata verso la strada, hanno nel tempo ulteriormente influito sulla sua emarginazione.

La sua origine è molto antica e le frammentarie notizie pervenute consentono solo in parte di ricostruirne la secolare storia. Fu edificata tra il 1061 e il 1101 sotto il Gran Conte Ruggero I, il re Normanno conquistatore della Sicilia che dotò la città della Zecca Regia, di un grande arsenale e di un imponente Palazzo Reale costruito su un preesistente castello arabo.

Quando nel 1607 giunsero in città i padri Teatini, uno dei molti ordini religiosi sorti in seguito alla Controriforma, la chiesetta di San Tommaso fu acquistata ed inclusa nei giardini del loro convento. Successivamente, intorno al 1663, i Teatini edificarono nelle vicinanze di San Tommaso, esattamente dove oggi sorge la chiesa di Sant’Antonio Abate sul corso Cavour, una chiesa intitolata alla Santissima Annunziata. Con la sua facciata barocca, esuberante e maestosa, divenne uno dei luoghi di culto più importanti e prestigiosi della città e per la piccola chiesa di San Tommaso iniziò il lento declino.

Nel 1866, a seguito della soppressione degli ordini religiosi, i beni dell’Ordine dei Teatini passarono allo Stato Italiano, la chiesa di San Tommaso fu venduta a privati e venne adibita a forno e a stalla. Da quel momento la chiesetta venne dimenticata da tutti e persino alcuni storici del tempo negarono la sua esistenza, come anche la celebre Guida di Messina del 1902, particolarmente attenta nella descrizione del patrimonio storico-artistico messinese, che non la menzionava.

Il sisma del 1908 miracolosamente risparmiò la piccola e trascurata chiesa a differenza dell’imponente chiesa della Santissima Annunziata, completamente rasa al suolo. Durante la fase di ricostruzione post terremoto si rischiò di cancellare definitivamente ogni sua traccia abbattendola ma l’intervento del prof. Salinas, cui si deve la ricognizione di gran parte delle opere scampate al sisma, bloccò prontamente la sua demolizione perché, come scrisse lo storico Gaetano La Corte Cailler: “c’è tanto poco ormai della Messina antica che ogni piccolo rudere riuscirebbe prezioso ai futuri”.

La “graziosissima chiesa, di squisita architettura”è composta architettonicamente di due parti: un ambiente rettangolare ad unica navata è coperto da una volta a botte in pietra, mentre l’altro a pianta quadrata, è sormontato da una cupola emisferica in stile arabo-normanno.

La cupola, molto alterata nel tempo, è probabilmente l’elemento architettonico esterno che maggiormente attira l’attenzione ed è caratterizzata da un colore rosato che rimanda all’utilizzo di un particolare impasto di intonaco impermeabilizzante, formato da calce, sabbia e frammenti di laterizi.

L’esterno della struttura è costituito da mura in pietre e mattoni grezzi, con gli angoli e sei strette finestre a feritoia contornati in pietra lavica. Sul prospetto principale si apre il portale di accesso sopra il quale si apre un “oculo” che inonda di luce l’interno.
Gli altri tre accessi si aprono lungo le due pareti laterali, una corrispondente all’ambiente quadrangolare, forse un antico accesso al diacònico (sagrestia), e due corrispondenti al vano rettangolare.
Durante il Cinquecento l’interno della chiesa fu oggetto di ampi restauri e, contestualmente, furono realizzate due pareti murarie di rinforzo, addossate alle preesistenti medievali, grazie alle quali probabilmente la chiesa non crollò durante il terremoto del 1908.

Purtroppo le fonti documentarie non consentono di attribuire con certezza l’artefice di questi restauri e nel tempo storici e studiosi hanno ipotizzato possa trattarsi del celebre Antonello Gagini, o di Giovan Battista Mazzolo o di Antonello Freri. La data 1530, incisa sul cornicione in pietra della facciata principale, indica quasi certamente l’anno in cui si conclusero i lavori di rifacimento mentre l’iscrizione latina, ancora oggi parzialmente visibile, riporta la dedicazione della chiesa a San Tommaso apostolo.
Autorevoli studiosi indicano la presenza fino al 1707 di un’importante tavola dipinta intorno al 1530 da Polidoro Caldara e rappresentante l’Incredulità di San Tommaso,oggi custodita alle Courtauld Galleries di Londra.

Dal 1984 in poi sono stati avviati numerosi restauri e scavi che hanno fatto emergere all’interno della chiesa cinque diversi piani di calpestio che indicano le fasi storiche del monumento, comprese tra la sua fondazione ed il 1530. Sono state ritrovate anche alcune tombe ed un ossario che hanno fatto presumere l’insediamento di un cimitero.
In fine è da segnalare come il rinvenimento di un involucro murario al di sotto del pavimento abbia fatto ipotizzare la presenza di un preesistente antico insediamento cristiano dove venivano praticati i riti religiosi di nascosto, per sfuggire al controllo degli arabi durante la loro dominazione.

Gabriella Papa

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