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Alla riscoperta di Messina: la Batteria Masotto

Alla riscoperta di Messina: la Batteria Masotto

Tra il dicembre del 1895 e l’ottobre del 1896 il Regno d’Italia, che proprio dalla seconda metà del XIX secolo aveva cominciato a dare maggior spazio alle proprie mire colonialiste, era impegnato in un conflitto contro l’Impero d’Etiopia, all’epoca Abissinia. L’evento culminante del conflitto fu rappresentato dalla battaglia di Adua, durante la quale l’Italia subì una bruciante sconfitta, perdendo sul campo circa 7000 uomini. Tra questi numerosissimi erano messinesi.

Nel 1884 infatti fu distaccata a Messina la 4° “batteria da montagna”, comandata dal Capitano Umberto Masotto, costituita nella quasi totalità da uomini provenienti dalle aree montane di Messina e provincia. Successivamente, nel 1895, a seguito di quelli che vennero interpretati come segni inequivocabili di un imminente conflitto in Africa orientale la 4° batteria fu scissa, consentendo la formazione della 3°, al comando del Capitano Eduardo Bianchini. Entrambe essendo costituite quasi esclusivamente da soldati siciliani vennero soprannominate “batterie siciliane”.

Nell’estate dello stesso 1895 il Capitano Masotto, nell’intento di fornire ai propri soldati una preparazione adeguata all’imminente conflitto, organizzò una serie di durissime esercitazioni tra le montagne siciliane. In particolare molte manovre ebbero luogo tra le montagne di Rometta, Montalbano Elicona, Novara di Sicilia, S. Lucia del Mela e Castroreale.

Arrivato l’ordine di mobilitazione verso il fronte, 18 dicembre le “batterie siciliane” si imbarcarono sul battello a vapore Singapore salutate, come riportato dalla Gazzetta di Messina e delle Calabrie dell’epoca, da un’immensa folla radunatasi spontaneamente, a testimoniare l’affetto nutrito per i propri figli, fratelli e amici che si stavano imbarcando. Evento che commosse a tal punto il comandante veneto Masotto da indurlo nei giorni successivi ad inoltrare lettere e telegrammi, preoccupato che l’emozione del momento non gli avesse consentito di ricambiare opportunamente il saluto della città.

Una volta in Africa, la sera del 29 febbraio 1896 (l’anno era bisestile), dopo due mesi di posizionamento difensivo, alle “batterie siciliane” venne dato l’ordine di muoversi per controllare dei movimenti sospetti delle truppe nemiche. Per consentire alle batterie di spostarsi più rapidamente, inoltre, fu ordinato loro di rinunciare a parte delle munizioni disponibili e a circa 20 muli destinati al trasporto delle attrezzature.

All’alba della mattina successiva, il primo marzo, infuriò la battaglia che vide 18 mila italiani contrapporsi a 110 mila abissini, pagando un altissimo prezzo in termini di vite umane.

In questo caos il maggiore Francesco De Rosa che coordinava l’attività delle unità di artiglieria diede ordine alle “batterie siciliane” di sparare fino all’ultimo colpo, sacrificandosi sul posto, per coprire la ritirata del resto del corpo d’operazione.

Ed è in questo modo che il Capitano Masotto ed un altissimo numero degli uomini della sua batteria trovarono la morte. Il racconto dei pochi sopravvissuti, come Angelo Splendore di Caltagirone, restituì ai cari dei caduti e all’Italia intera l’emozionante testimonianza del coraggio e dello spirito di abnegazione che animò quanti, nonostante la scarsità dei rifornimenti e la schiacciante inferiorità numerica, non esitarono a svolgere fino alla fine il proprio compito.

L’evento tocco così profondamente la sensibilità dei messinesi e dei siciliani che il deputato messinese Nicola Fulci si fece promotore della realizzazione di un monumento da dedicare ai caduti, da erigersi a Messina.

Inizialmente il Governo era riluttante ad appoggiare il progetto in quanto, sebbene indirettamente, avrebbe celebrato la battaglia di Adua, la quale, collocandosi nel più ampio contesto della politica coloniale Italiana, che produsse numerose polemiche in patria, contribuì alle dimissioni del precedente Governo Crispi.

La tenacia della deputazione siciliana però permise di ottenere il benestare del Governo e l’incarico di realizzare il monumento bronzeo fu affidato allo scultore di Novara di Sicilia Salvatore Buemi.

Il gruppo bronzeo fu modellato a Roma nel 1896 e poi fuso presso la Reale Fonderia di Torino. Alla base del monumento, realizzata in marmo di Baveno, furono affisse due targhe con i nomi dei caduti delle due “batterie siciliane”. Successivamente, dopo la seconda guerra d’Africa, vennero collocati alla base del monumento i cannoni presenti a tutt’oggi.

L’inaugurazione del monumento, avvenuta il 20 settembre del 1899, radunò una moltitudine di cittadini. Tra gli altri, anche Sua Altezza Reale il Duca D’Aosta ed i Corpi a cui appartenevano gli artiglieri caduti. Nei giorni immediatamente precedenti l’evento, inoltre, presso le vetrine dei commercianti messinesi apparvero numerose fotografie scattate dal Messinese Mauro Ledru, anch’egli partecipe della spedizione, che ritraevano gli ufficiali Masotto, Ainis, Castelli, Saya e l’intero gruppo delle Batteria.

Da allora ogni 1° marzo si svolge presso lo stesso monumento una commemorazione in memoria dei caduti della battaglia di Adua, ricordo che per lungo tempo lacerò l’animo dei messinesi, come testimoniato dalle diffuse manifestazioni di giubilo che seguirono la conquista di Adua ad opera dell’esercito italiano, il 6 ottobre del 1935, interpretata dai messinesi come il compimento di quanto iniziato dai propri concittadini 40 anni prima.

Il monumento, inizialmente eretto presso il “Giardino del Mare” (una parte dell’attuale Fiera) fu infine spostato nel 1937 presso la sede attuale. Luogo in cui messinesi, nel 1848, avevano espugnato la roccaforte borbonica del Forte Real Basso in occasione di una rivolta antispagnola (leggi qui per approfondire).

Alberto Caminiti

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