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Alla riscoperta di Messina: la statua dell’Immacolata

Alla riscoperta di Messina: la statua dell’Immacolata

L’Immacolata di marmo, il monumento posizionato nella piazzetta intitolata a Giovanni XXIII, adiacente al Duomo, fu commissionata dal Senato cittadino ed inaugurata nel dicembre del 1757. I motivi che spinsero il Senato a chiederne la realizzazione non sono certi, tra le ipotesi un ringraziamento alla Vergine per alcuni miracoli. In particolare si fa riferimento a fatti risalenti al 1680 ed al 1738, quando, durante la processione della Vara, caddero dalla sua sommità alcuni bambini che impersonavano gli angeli, rimanendo però illesi.

Altro elemento non certo è quello relativo alla paternità dell’opera, negli anni alternativamente attribuita ad Ignazio o a Giuseppe Buceti.
Ignazio Buceti fu attivo tra il 1714 ed il 1741, a lui viene tradizionalmente riconosciuta la realizzazione di una delle Quattro Fontane (clicca qui per approfondire) e la statua dell’Abbondanza, ai piedi dello scalone del Monte di Pietà (clicca qui per approfondire).
La storiografia, però, non riporta opere di Ignazio successive al 1741, cosa che ha dato adito all’ipotesi che lo scultore sia morto di peste a seguito dell’epidemia del 1743.

L’attività artistico-scultorea di Giuseppe Buceti è invece documentata da opere che vanno dal 1743 al 1758. Questa cronologia ha fatto sì che gli studiosi ipotizzassero che Ignazio Buceti fosse il padre di Giuseppe e che quest’ultimo, una volta morto il padre nel 1743, abbia preso in mano la bottega di famiglia continuando a produrre pregevoli opere tra cui, appunto, il monumento all’Immacolata.

Ad avvalorare la tesi secondo cui la statua sarebbe opera di Giuseppe anche alcune considerazioni di carattere stilistico. Dalle opere conosciute di Ignazio è infatti possibile evidenziare la tendenza ad una monumentalità particolarmente vicina ai modelli accademici. Nell’Immacolata, invece, si tende ad individuare una maggiore creatività grazie alla quale lo scultore riesce a rielaborare in maniera originale gli elementi più propri alla cultura stilistica del suo tempo.

Originariamente collocata nello slargo della Concezione, all’inizio dell’attuale via Loggia dei Mercanti, davanti Palazzo dei Leoni, l’opera venne danneggiata durante il terremoto del 1783 e nel 1815 fu sottoposta ad un importante intervento di restauro al piedistallo. Durante il terremoto del 1908 rimase invece indenne ma, con l’introduzione del nuovo piano regolatore post-sisma, si decise di spostarla presso la sua sede attuale dove fu rimontata nel 1914.

Il monumento all’Immacolata presenta dei chiari richiami allo stile napoletano con cui Buceti aveva avuto modo di confrontarsi, ad esempio, in occasione della realizzazione della statua di Carlo III, alla cui realizzazione collaborarono alcuni artisti napoletani incaricati di fornire modelli e consulenze. Tale influenza è riscontrabile sia nell’impostazione della struttura, a più livelli, che nell’impianto decorativo che però gli studiosi valutano “semplificato” rispetto all’esuberanza del modello partenopeo.

Il piedistallo del monumento è costituito da uno zoccolo di marmo e la sua linea flessuosa continua fino al secondo livello, dove vengono rappresentati quattro angeli seduti ai quattro angoli della struttura. Due di essi vengono rappresentati con un’espressione di estasi e meraviglia mentre osservano la Vergine e convincono i critici per le loro fattezze e le emozioni che riescono a comunicare.
Diversa invece l’opinione sui puttini nella parte posteriore, che guardano all’indietro, ritenuti troppo statici e poco naturali.

Più in alto troviamo invece un globo su cui è posta la Vergine ed attorno al quale si avvolge un demonio con la testa di drago e il corpo da serpente (dai cui dettagli si può evincere la meticolosità e la bravura dello scultore) simbolo del male sempre in agguato.

Più su, infine, la figura della Vergine i cui modi soavi fanno da contrasto alla crudezza del demone. Da un punto di vista espressivo la protagonista dell’opera sembra non vantare la stessa complessità delle figure che sovrasta, ciò, presumibilmente, poiché l’autore dovette sottostare a precisi schemi iconografici imposti dai suoi committenti.

Alberto Caminiti

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