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Buona Pasqua: significato e querelle “agnello sì agnello no”

Buona Pasqua: significato e querelle “agnello sì agnello no”

Come ogni anno, la ricorrenza della Pasqua si ripresenta con la consueta maestosità e “variabilità”. È la festa dell’anno che sul calendario cambia sempre e, quest’anno, ha finito con il coincidere con il 2772° Natale di Roma, giorno del compleanno della Capitale.

Per i religiosi, è la festa della risurrezione di Cristo e simboleggia la sconfitta della morte; ma per molti, religiosi inclusi, rappresenta un’occasione, l’ennesima, per banchettare e riunirsi, scambiare uova colorate e colombe o dolci tipici.

Ad abbondare sulle tavole è l’agnello, che, in senso religioso-cristiano, rappresenta Gesù nel suo sacrificio nella croce, oltre ad essere un simbolo “stagionale”, perché è in questo periodo che gli agnellini sono “pronti” per la macellazione.

Ma davvero si rischia a fermare la mattanza? Non mangiarli porterà a segno la speranza di tanti tra animalisti, vegani e vegetariani? Proviamo a capire cosa succederebbe se non mangiassimo più agnelli.

Gli allevatori sostengono che alcuni soggetti di sesso maschile vadano eliminati per garantire la continuità della specie stessa, poiché i maschietti sono “insostenibili” in quanto improduttivi, oltre a rendere la gestione del gregge problematica. Discorso cui si oppongono fermamente gli animalisti, i quali, considerano assurdo un ragionamento di tale portata, che ostacola la vita fino a spegnerla e dissacrarla.

Nella feroce diatriba senza fine, non manca di finire, con come in un grande polverone, l’aspetto ambientale. Le pecore ricoprono un’importanza non da poco: la loro esistenza è utile a stabilizzare l’ambiente, minato dalla gestione intensiva degli allevamenti, cruenta e crudele.

E voi, agnello sì o agnello no? Nel frattempo, vi giunga un augurio di buona e serena Pasqua.

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