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Chiusura tonnara di Favignana: l’ennesimo smacco per la Sicilia

Chiusura tonnara di Favignana: l’ennesimo smacco per la Sicilia

Dopo 12 anni di inattività il mese scorso la storica tonnara di Favignana, che con i suoi 32 mila metri quadri è una delle più grandi del mediterraneo e dove fu inventato il moderno sistema di inscatolamento del tonno sott’olio, fino ad allora conservato sotto sale, ha ripreso la sua attività.

Purtroppo però, a seguito di un decreto dello scorso 30 maggio sulla ripartizione delle cosiddette “quote tonno“, ovvero il limite massimo di pesce che uno stabilimento è autorizzato a pescare, firmato dal sottosegretario al Ministero delle politiche agricole alimentari, il leghista Franco Manzato, ha già dovuto chiudere i battenti.
Il decreto infatti individua il quantitativo massimo di tonnellate di pesce che gli stabilimenti (4 in Sardegna ed 1 in Sicilia) sono autorizzati a pescare e descrive anche come queste debbano essere ripartite tra ciascuno di essi.

In proposito, con un precedente decreto dello scorso 17 aprile, il Ministero aveva stabilito un criterio che avrebbe dovuto agevolare l’inserimento sul mercato degli stabilimenti da poco in attività, come quello di Favignana ed uno degli stabilimenti sardi, assegnando a questi ultimi una quota pari a circa 84 tonnellate.
Il più recente decreto del sottosegretario Manzato ha però ridotto questa cifra a sole 14 tonnellate per impianto, poco meno del 4% del tonnellaggio che complessivo. Cifra ritenuta largamente al di sotto della soglia di sostenibilità economica dall’azienda Castiglione, che aveva già investito oltre un milione di euro per la messa in opera della tonnara e che ha quindi deciso di sospendere tutte le attività.

Intanto gli investimenti sulla tonnara di Favignana avevano già generato 40 posti di lavoro solo per il “calo” delle reti, senza considerare l’indotto, né le implicazioni culturali legate alla valorizzazione di una pratica che ha largamente influenzato l’evoluzione storico-sociale dell’isola.

L’evento ha se non altro avuto il merito creare un insolito fronte unito nella classa politica siciliana che è pressoché unanimemente insorta contro il decreto firmato da Manzato, dal Pd a Fi, passando per i sindacati ed arrivando perfino al Movimento 5 Stelle.
Inviperito il Presidente dell’ARS Gianfranco Micciché che, oltre a dubitare della competenza in materia del sottosegretario Manzato, accusa la Lega, primo partito a Favignana alle ultime europee, di aver preso in giro gli abitanti dell’isola, scarticandoli una volta conclusasi la fase elettorale
Sul tema è intervenuto anche il presidente della Regione Nello Musumeci, comunicando di aver già chiesto a Gian Marco Centinaio, titolare del Ministero competente, di fissare un Tavolo tecnico a Roma per riesaminare il decreto di assegnazione delle quote tonno.

Dal canto suo il Ministro Centinaio, che non ha fatto mancare il suo sotegno a Franco Manzato “Per il lavoro che sta facendo“, sul tema Favignana si è detto “Disponibile a parlare ovunque e con chiunque ma partendo da dati oggettivi e non falsità come ho letto in questi giorni“.

Nel frattempo però l’azienda, tentando di correre ai ripari in questo clima di incertezza, ha già sottoscritto, lo scorso 6 giugno, un accordo per la cessione di una quota tonno “fino a un massimo” di 12,2 tonnellate nei confronti della società “Euromar” di Aci Castello. Cosa che sancirebbe la cessazione pressocché definitiva delle attività della tonnara di Favignana, sebbene vada considerato che per essere perfezionato tale accordo necessiti del benestare del Ministero delle Politiche Agricole.

Alberto Caminiti

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