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Messina, ‘La casa di Giulia,Librinfesta’: la libreria dei bambini non solo cultura

Messina, ‘La casa di Giulia,Librinfesta’: la libreria dei bambini non solo cultura

Esiste a Messina una libreria che è molto più che una gran bella esposizione di scaffali e di libri, di colori e di allegria; è soprattutto un luogo dove curare se stessi, alleggerire l’anima e coltivare la cultura.

Uno degli obiettivi che la ‘La casa di Giulia, Librinfesta’ ha ben chiaro è di sensibilizzare i più piccoli alla lettura dei libri, affinché possano assaporare il piacere di uno svago diverso dai divertimenti moderni, cibernetici, in cambio di una “full immersion” nel sapore d’altri tempi, che rimane sempre attuale e che ha l’odore della cultura sana e delle pagine vissute dal lettore.

Non mancano gli ‘incontri con l’autore’, né una vasta scelta di idee regalo, anche per le Prime Comunioni. E per festeggiare i compleanni, anche per i meno giovani, senza limiti d’età? Nessun problema neanche di domenica!

Ce n’è per tutti i gusti, tra copertine, libri e fiabe; in un’area riservata, le emozioni corrono sul filo dello svago costruttivo all’insegna della suggestione con il cappellaio magico e le sue bolle; e della musica, con l’Ars Nova e i concorsi musicali ‘Giuseppe Intelisano’; le dediche e il supporto ad Andrea Camilleri, nel suo momento difficile; lanci di offerte inclusi nel binomio invincibile cultura/moda bimba: “un’emozione da indossare e un’emozione da leggere” e poi emozioni da esporre e da giocare con ceramiche e giocattoli in legno. Aperti tutti i giorni, orario no stop, domenica inclusa.

Come fare per ricevere a domicilio i libri che più si desiderano? Ci pensa la ‘Casa di Giulia, Librinfesta’! Il servizio è gratuito per i libri di valore ed è una comodità per tutti, specie per chi ha difficoltà particolari. La vicinanza ai bisognosi si riconferma con la solidarietà, espressa unitamente alle scuole cittadine, ai migranti sbarcati a Lampedusa, insieme a Pietro Bartolo, il medico della ‘Porta d’Europa’.

Per dare voce a tutto ciò, non resta che cedere la parola a chi tutto questo lo gestisce e fatica a farlo stare in piedi, il titolare di questa sorprendente libreria.

“Abbiamo inviato messaggi personali e diretti, – dice con rammarico Stefano Trifirò – abbiamo cercato di fare capire con sobrietà lo stato di necessità, abbiamo fatto tutto quello che era possibile per raccogliere attenzione e concreta solidarietà, abbiamo anche esplicitamente scritto che ci servono gesti semplici e modesti, e meno like, ed invece a crescere sono solo i like e la nostra sincera delusione.”

A questo punto forse è giunto il momento di alzarla – spiega – quella bandiera bianca che non avremmo mai voluto tirare fuori, e non solo per la miserabile soddisfazione di chi non aspetta altro da tempo ma anche e sopratutto perché abbiamo avuto, e forse era solo presunzione, la convinzione che ‘La Casa di Giulia’ meritasse di esserci e potesse fare la sua parte, piccola di sicuro, ma utile ad una comunità che di posti così ne ha bisogno.

“Ci è sempre mancata la “risorsa” – ahinoi – principale, quando sei costretto a fare i conti con le ciniche regole del Dio mercato, abbiamo avuto la presunzione di sostituire quella risorsa con l’entusiasmo, la passione, i l lavoro, il sogno. L’esperienza concreta, ad oggi, ci dice che forse sì, abbiamo per l’appunto peccato di presunzione ed è forse davvero giunto il momento di tirarlo fuori quel drappo che mai avremmo voluto tirare fuori.” Conclude così il responsabile, con l’amaro in bocca proprio di chi ha lottato e, fino all’ultimo, ancora spera di tirare avanti un progetto non solo professionale, ma anche di vita.

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