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Violenze sui medici: interviene l’ASP di Messina

Violenze sui medici: interviene l’ASP di Messina

Passati ferragosto e il caldo che ha liquefatto anche il governo, le violenze sui medici non diminuiscono. Si viaggia alla media nazionale di tre al giorno.
Il cruccio è che la crisi di governo blocca il provvedimento relativo alle pene per la violenza usata sui medici. Egregi signori, vi rendete conto che è una sciocchezza?

Vorrei ricordare che atti di violenza, persino solo verbali, sono già oggi vietati dalla vigente legislazione italiana. Non si proteggono i Medici inasprendo le pene. Non sono stati protetti i ciclisti per strada dalla nascita dell’omicidio stradale nè le donne dall’invenzione del “femminicidio”. Muoiono come prima.

Ho visto telecamere di sorveglianza distribuite a pioggia. Forse servono a identificare l’aggressore, non certo a proteggere l’aggredito che, intanto, subisce il danno.
Ho visto grate alle finestre delle sedi di continuità assistenziale. Ma se un soggetto, chiunque sia, bussa alla porta dicendo di avere un malore, bisogna aprirgli. Poi , chiusa la porta le grate non fanno più uscire.
Ho visto campanelli di allarme per allertare le forze dell’ordine. Ma l’allerta sarà data ad aggressione iniziata e le forze dell’ordine non hanno la capacità del teletrasporto. Quindi il medico subirà l’aggressione, la violenza, e poi le forze dell’ordine lo soccorreranno.

Bisogna dare ai Medici condizioni di sicurezza migliori e maggiori.

Come già detto in passato, il mi auspicio è che i presidenti di Ordini Provinciali dei Medici e FNOMCeO intervengano, spiegando che non è impartendo nuove severe punizioni (ammesso poi che vengano realmente impartite) che si proteggono i Medici.
Per fortuna, nella provincia di Messina c’è qualcuno più lungimirante. L’ASP locale ha offerto ai Medici dei propri presidi di pronto soccorso il supporto di una guardia armata. Un atto concreto, una protezione reale. Complimenti sinceri. Un esempio da seguire ed un inizio che deve avere un seguito.

La risposta regina è la dislocazione delle forze dell’ordine presso tutte le sedi sanitarie, anche quelle del territorio, ma organici e risorse economiche carenti non lo consentono. Si potrebbe pensare però ad un accordo con il Ministero della Difesa. E comunque la dove le forze dell’ordine non possono andare dai medici, potrebbero i Medici andare presso le sedi delle forze dell’Ordine: maggiore protezione per i Medici ed un risparmio per la diminuzione dei costi di gestione delle sedi.

Ma di soluzioni se ne possono trovare anche altre, da realizzare congiuntamente o disgiuntamente.
Altra soluzione sarebbe accorpare sedi territoriali oggi separate. L’unione fa la forza e lo dimostra l’ultimo evento accaduto alla “Cittadella della Salute” (ex Ospedale Mandalari) dove l’intervento del personale del 118 ha salvato da conseguenze peggiori il Medico della Continuità assistenziale aggredito. Anche in questo caso la riduzione del numero di sedi comporterebbe un risparmio. In oltre, la presenza di più medici presso la stessa struttura favorirebbe un servizio migliore per i cittadini.

Anche le difficoltà dei presidi di Pronto Soccorso degli Ospedali avrebbero un grande vantaggio se, presso quei locali, venissero dislocati altri presidi territoriali: a questi potrebbero essere affidati i casi di “codice bianco” che intasano i presidi di Pronto Soccorso, creano difficoltà operative ai sanitari, esasperano gli animi di chi aspetta, stimolando le aggressioni.

Certo che tutto questo, detto così, possa apparire semplicistico ma, a volte, le cose semplici possono essere le migliori. Perchè la situzione migliri però è necessario che almeno qualcuno faccia qualcosa, sul campo, adesso.

Giovanni Caminiti

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