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Stato-Regione, il furto continua: il punto di Davide Cardullo

Stato-Regione, il furto continua: il punto di Davide Cardullo

Sono ben 10 i miliardi di Euro che Roma sottrae ai Siciliani in violazione alle norme statutarie. Sono queste le somme, le linee e i numeri della situazione tracciata da Davide Cardullo, studente alla Facoltà di Storia e Filosofia.

Correva l’anno 2016 quando Alessio Villarosa (M5S), tuonante dai banchi del Parlamento della Repubblica Italiana, denunciava i danni erariali da parte dello Stato centrale alla Regione siciliana, denunciando non solo il raccapricciante accordo Renzi-Crocetta, ma anche la mancata attuazione delle norme statutarie.”

Ma ad oltre tre anni di distanza, nulla è cambiato, se non la posizione di Villarosa, il quale da sottosegretario all’economia durante il governo gialloverde, non ha inciso minimamente sulla “Questione Siciliana”, anzi, sembra proprio averla lasciata chiusa in un cassetto.”

Bisogna capire a cosa sono dovuti questi ammanchi ed il motivo per cui si verificano; perché la Regione Siciliana avrebbe diritto a tali somme non corrisposte? Questi gli interrogativi guida della disamina.

Tali ammanchi sono dovuti prevalentemente alla mancata attuazione degli articoli finanziari dello Statuto di Autonomia della Regione Siciliana, i quali dall’Art. 36 all’Art. 38, stabiliscono di fatto gli accordi finanziari ‘Stato-Regione‘.”

Molti di voi avranno notato il virgolettato, ebbene si, ci sta tutto, in quanto nella realtà dei fatti, lo Statuto Siciliano non è solo un accordo tra due parti, ma è parte integrante della Costituzione italiana, in quanto lo stesso trae le sue origini in epoca pre repubblicana.”

Detto ciò possiamo affermare, senza temere di essere smentiti, che ogni violazione alle norme Statutarie Siciliane, rappresenta di fatto un attacco diretto alla Carta Costituzionale.”

Tornando al cuore della questione, tali ammanchi che ammontano ogni anno a circa dieci miliardi di euro, sono imputabili prevalentemente al mancato riconoscimento di IVA e IRPEF, in quanto stando all’art. 36 dello Statuto di Autonomia allo Stato Centrale, spetterebbero esclusivamente “le imposte di produzione e le entrate dei monopoli dei tabacchi e del lotto.

Ma purtroppo per i cittadini Siciliani, non finisce qui, difatti, ad essere disatteso è anche l’Art, 37 dello Statuto, il quale, impone, alle aziende con sede centrale fuori dall’Isola, ma che in Sicilia hanno impianti, succursali, sedi produttive ecc, di pagare alla Regione Siciliana, “la quota del reddito da attribuire agli stabilimenti ed impianti medesimi” ed” è qui che il “furto” rischia di assumere proporzioni bibliche!”

“Senza voler andare troppo infondo alla faccenda, andiamo ad analizzare solo alcuni di questi colossi, magari quelli più evidenti, con i quali i Siciliani, fanno i conti ogni giorno, sulla loro tasca e sulla loro salute, andiamo di fatto a valutare solo le aziende petrolifere domiciliate nei nostri territori, le quali raffinano oltre il 40% del greggio nazionale, ma residenti altrove.”

RAFFINERIA DI MILAZZO:

50% Eni S.p.A. Piazzale Enrico Mattei, 1, Roma. 

50% Kuwait Petroleum Corporation (per gli amici Q8), Viale dell’Oceano Indiano, 13, Roma.

POLO PETROLCHIMICO SIRACUSANO: AUGUSTA: Sonatrach Raffinerie Italiane S.R.L. Via Montenapoleone 29 – 20121 Milano.

PRIOLO: Lukoil S.R.L. Via Bissolati, 20 – 00187 Roma

GELA: Eni S.p.A. Piazzale Enrico Mattei, 1, Roma.

“Il quadro che emerge da questa superficiale e rapida analisi, è dunque sintomatico, in quanto purtroppo, il 100% delle aziende petrolifere operanti nel territorio siciliano, avendo sede legale altrove, non contribuiscono al gettito fiscale della nostra Isola.”

“Sia ben chiaro, le aziende delle quali abbiamo fatto menzione, non sono imputabili di alcun reato finanziario, nella fattispecie, vista la leggendaria opera omerica messa in atto dalla Commissione Paritetica, dovrebbe essere lo Stato Centrale, almeno nel mentre che la suddetta Commissione porti a compimento le sue erculee fatiche, a corrispondere alla Regione Siciliana quanto dovuto, peccato che tale fenomeno risulti essere ben più raro di un’aurora boreale in pieno Mar dei Caraibi, visto che dal 1949 ad oggi, di questi trasferimenti non ve n’è traccia.”

“Ma il dato più allarmante è che tutto ciò si manifesta mentre la Regione Siciliana è costretta a fare tagli, mentre la Regione Siciliana è costretta a privare i disabili di una adeguata e dignitosa assistenza, mentre la Regione Siciliana è costretta a precarizzare migliaia di cittadini Siciliani, mentre la Regione Siciliana rischia il default per i suoi debiti, nonostante gli stessi siano nettamente inferiori ai suoi crediti.”

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