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A Largo Seggiola  il ricordo degli eroici Camiciotti e delle 5 Giornate

A Largo Seggiola il ricordo degli eroici Camiciotti e delle 5 Giornate

Si è svolta a Messina una grande manifestazione degli indipendentisti siciliani per celebrare uno dei momenti più significativi della lotta popolare contro gli invasori e il dispotismo borbonico: le 5 Giornate di Messina del 1848 e l’episodio dell’eroico sacrificio dei “Camiciotti”, giovani arruolati nell’esercito rivoluzionario siciliano e destinati a lasciare un segno indelebile nella storia rivoluzionaria della propria terra.

La manifestazione è indetta dal Comitato Vespro, che sin dalla sua fondazione ha orientato il proprio percorso sul presupposto che la storia siciliana può diventare terreno di lotta politica nel momento in cui la si libera dal travisamento e dalle falsificazioni imposte dal sistema coloniale. “Con questo nuovo appuntamento intendiamo richiamare alla memoria quel glorioso episodio della nostra storia e ribadire la nostra sempre più forte determinazione contro i dispositivi interiorizzanti del colonialismo. – affermano gli organizzatori che continuano: “Oggi come ieri, infatti, la Sicilia è colonia; il popolo siciliano è subalterno. Cancellando la nostra identità, i nostri valori e gli eroismi dei nostri antenati, ci hanno tolto la possibilità di ispirarci al nostro passato per renderci manipolabili e sottomessi. Non fantomatici e improbabili salvatori provenienti da fuori, ma solo un popolo cosciente della propria identità e consapevole della propria forza può salvare la Sicilia” . 

Prima dell’evento abbiamo intervistato  Gianluca Castriciano, membro del Comitato Vespro 2019 e dell’associazione “La Sicilia ai Siciliani” di Messina.

Cosa hanno rappresentato le Cinque Giornate di Messina nella storia della nostra città?

<<Purtroppo e fino a qualche anno fa una storia dimenticata, dove il terremoto fu anche una cesoia storica, ma che noi abbiamo riportato alla luce e continueremo a ricordare e far conoscere. Nella seconda metà dell’800 hanno rappresentato i valori e gli ideali popolari, hanno lasciato nella città pre terremoto un segno indelebile. Nei giorni della Rivoluzione fu il popolo il vero protagonista della Resistenza alla violenza Borbonica con atti di coraggio e slancio a difesa della città e della riuscita della Rivoluzione. Entrarono nell’immaginario collettivo e nei resoconti del periodo cittadini comuni come Rosa Donato , Antonio Lanzetta, Antonino De Salvo “Pagnocco” e i Camiciotti. Vennero eretti busti, monumenti e targhe che ne ricordavano l’eroismo e che sicuramente furono da ispirazione per le generazioni future. Quella fu la Rivoluzione del Popolo in cui furono i normali cittadini i protagonisti.>>

Chi erano realmente i “Camiciotti”?

<<I Camiciotti erano giovani volontari dell’esercito siciliano, erano militari improvvisati spinti dal riconoscersi nei valori rivoluzionari Siciliani. Dobbiamo pensare che neanche durante quel periodo di guerra in Sicilia venne istituita la leva obbligatoria. Erano ragazzi poco più che ventenni coraggiosi d’animo e ardimentosi ma poco preparati a fatti di guerra. Il termine “Camiciotti” venne coniato dal popolo per il lungo camice indossato; erano presenti a Palermo, Catania e Messina. Ma entrarono nella storia per il gesto che i ragazzi di Messina fecero nell’ultimo giorno delle 5 Giornate il 7 settembre quando, piuttosto che consegnarsi al nemico Borbonico, preferirono gettarsi nel pozzo del Monastero della Maddalena dove erano stati circondati. Con il loro gesto stupirono l’Europa: Messina e la sua resistenza furono seguiti in tutto il Continente con i giornali più importanti del tempo che ne riportarono gli eventi.>>

L’indipendenza della Sicilia era il loro primario obiettivo?

<<La Rivoluzione del 1848-49 fu l’ennesima che la Sicilia produsse nella prima metà dell’800 contro i Borbone. I Siciliani videro dopo il Congresso di Vienna l’abolizione fraudolenta del Regno di Sicilia con la sua incorporazione nel Regno delle Due Sicilie. Persero in un sol colpo Regno, Capitale, Costituzione, Parlamento e subirono una marginalizzazione economica e commerciale rispetto alla parte continentale del Regno. Questo comportò in tutta la prima metà del XIX secolo un sentimento di rivalsa che sfociò in varie Rivoluzioni; il culmine fu la Rivoluzione Siciliana del 1848-49, con la rinascita del Regno di Sicilia e, la riapertura del Parlamento (istituzione più antica d’Europa). Vennero indette elezioni e ripristinata la Costituzione Siciliana del 1812, rivista ed adeguata ai tempi, dove l’art 2 era molto chiaro: “La Sicilia sarà sempre Stato Indipendente”. La volontà prima dei Siciliani era ottenere l’indipendenza e le loro istituzioni secolari per poi aderire ad una confederazione di stati italiani ma senza abdicare alle proprie prerogative. Venne scelto in Parlamento il simbolo del nascente stato, il Triscele, a conferma e valore dello spirito che animò quella rivoluzione.>>

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