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Sanità ai tempi del Coronavirus: nota delle Sinistre d’Opposizione

Sanità ai tempi del Coronavirus: nota delle Sinistre d’Opposizione

Ad esprimersi sul punto sono Giacomo Di Leo per il Partito Comunista dei Lavoratori; Nicola Balestri per Sinistra Anticapitalista e Alfonso Calabrese di PCI.

Come Coordinamento unitario delle Sinistre d’Opposizione – diconoprendiamo posizione e denunciamo la penuria di dispositivi sanitari minimi (mascherine, amuchina gel, guanti e disinfettanti utili), che non si trovano né in alcuni luoghi di lavoro e soprattutto nelle farmacie della nostra provincia e non solo…dalle notizie che circolano. Chiediamo alle autorità competenti spiegazioni!

“Il nostro senso di responsabilità ci porta a stare dentro casa, ma non a marcire dentro le mura domestiche. Se vogliamo prendere 10 minuti d’aria con tutti gli accorgimenti del caso, a maggior ragione se dobbiamo andare a fare la spesa o in farmacia dobbiamo avere quei dispositivi sanitari minimi, proprio per contrastare di fatto questa epidemia, e non solo a parole o con l’ansia e la psicosi collettiva“.

Ci chiediamo e chiediamo, stupiti ed inquieti, come mai lo Stato italiano, settima potenza industriale del mondo capitalistico non riesca a fornire o a imporre (nei suoi diversi livelli istituzionali) nemmeno i dispositivi minimi sanitari? A fronte di un’elevata spesa militare che cresce di governo in governo (quasi 30 miliardi di spese militari), siamo scandalizzati di fronte a una tale ingiustizia, che colpisce le nostre vite e quelle dei nostri fratelli e sorelle. Per decenni la sanità pubblica è stata massacrata ovunque, per pagare il debito alle banche, per finanziare le grandi imprese, per detassare i profitti dei capitalisti“.

In Italia, dal 2008 ad oggi, sono stati tagliati al sistema sanitario ben 37 miliardi, mentre si pagano ogni anno 70 miliardi di soli interessi sul debito pubblico e il risultato è che 9 milioni di persone devono rinunciare a curarsi, o per i costi delle prestazioni, o perché per una visita occorre aspettare un anno. E, ora, col Coronavirus mancano i letti e i reparti per le terapie intensive, le mascherine, i tamponi, i medici e gli infermieri”.

E quelli che sono in servizio sono costretti a turni massacranti di 12 ore al giorno. Come coordinamento unitario delle sinistre d’opposizione crediamo sia prioritaria invertire l’indirizzo delle politiche sociali: non briciole di spese come fanno i governi (nazionale e regionale), ma potenziare in modo consistente le spese sanitarie, che non dipendono dall’autorità dei sindaci locali, come in modo ameno qualche gruppetto locale vorrebbe farci credere”.

Altresì il sindaco De Luca, che demagogicamente tuona contro la realtà della sanità a Messina e afferma che sono insufficienti le strutture essenziali, perché non ha compiuto un gesto forte, chiedendo a Stato e regioni di requisire i reparti di terapia intensiva delle strutture private? Quindi chiediamo: investimento massiccio di risorse nella sanità pubblica. Massiccia e immediata assunzione di personale medico e paramedico. Investimento concentrato nella ricerca pubblica, scientifica e sanitaria, e immediata stabilizzazione di tutti i ricercatori precari”.

“Requisizione e nazionalizzazione senza indennizzo della sanità privata, col pieno e immediato utilizzo delle sue strutture per fronteggiare l’emergenza. Nuovi presidi sanitari sul territorio per gestire questo intervento straordinario, a partire dalle terapie intensive – Tassazione straordinaria (almeno al 10%) dei grandi patrimoni (sopra i 2 milioni individuali o i 4 familiari) per finanziare queste misure”.

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