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Parrucchieri e centri estetici uniti: “Questo Dpcm incita il lavoro nero”

Parrucchieri e centri estetici uniti: “Questo Dpcm incita il lavoro nero”

L’appello e le proposte dei parrucchieri e centri estetici uniti, in difficoltà in questo n difficile periodo di rischio epidemiologico mondiale. “Visto il DPCM del giorno 26 aprile 2020 da cui si evince che da giorno 4 si potrà uscire, anche se con le dovute restrizioni e visto anche che in molti potranno andare a lavorare, abbiamo motivo di pensare che molta gente avrà necessità e voglia di mettersi in ordine. Tanto è vero che ognuno di noi ha già tante richieste di gente che è disposta anche a farci operare in casa propria”.

“Questa gente, che fino ad ora ci ha aspettato non vuole più aspettare, soprattutto visto che, comunque, andando a lavorare, avrà contatto con altra gente e quindi comunque sarà a rischio contagio, non avrà paura di fare entrare una persona in casa per farsi bella”.

È certo, quindi, che ci sarà il boom del lavoro in casa, quindi questo Dpcm incita il lavoro nero. In più, nei nostri saloni già da tempo usiamo dispositivi di sicurezza, sistemi che abbiamo ulteriormente rafforzato in attesa della fase 2, teniamo conto che noi possiamo lavorare con un cliente ad operatore e col sistema degli appuntamenti, che già usiamo da anni, è facilmente evitabile qualsiasi assembramento“.

Chi lavora in casa questo non lo fa, mette tutto in una valigetta e via.
Noi, nei nostri centri, abbiamo tutti gli attrezzi sterilizzati e sigillati per ogni utilizzo. Abbiamo una responsabilità che può essere facilmente controllabile, mentre chi lavora in casa non è controllabile neanche dal punto di vista sanitario. Quindi questo Dpcm rischia di provocare un aumento dei contagi.

Inoltre, il mix tra chiusura e lavoro nero ci creerà  grossi problemi. Sono in pochi, per non dire che non ci sono per niente, quelli che con questo sistema non dovranno chiudere bottega o ricorrere al licenziamento del personale. Crediamo che la Sicilia avendo una situazione dei contagi molto inferiore al nord Italia, debba avere delle restrizioni più morbide”.

Ricordiamo inoltre che, nonostante siamo chiusi, dobbiamo pagare affitto, luce, telefono ecc… Quindi, non solo non abbiamo entrate, abbiamo addirittura perdite che per noi sono grandissime.

In ultimo, aggiungiamo l’aspetto morale. Noi abbiamo combattuto per creare quello che abbiamo, la stragrande maggioranza di noi ha iniziato a 15 anni a lavorare 12 ore al giorno, facendo la gavetta mentre i nostri amici giocavano ancora con le bamboline”.

E la gavetta la facciamo ancora adesso lasciando le famiglie 12 ore al giorno, per 5 volte e a volte anche 6 giorni su 7. Non abbiamo mai chiesto niente a nessuno, ci siamo costruiti da soli con grandi sacrifici.Adesso vedere andare verso la distruzione le nostre piccole aziende è un colpo che non possiamo accettare, quindi andremo a fare la guerra pur di salvarle”.

Alla luce di queste ragioni, chiediamo:

1. Che venga versato un indennizzo, per tutto il periodo di chiusura, che nel nostro caso è iniziato il 9 marzo 2020, che tenga conto delle spese fisse che ogni attività sta ugualmente affrontando ed in più, che venga versata ad ogni esercente una quota di reddito pari a 1000€ mensili con l’aggiunta di 250€ per ogni familiare a carico.

2. Che tutte le tasse, i contributi ed i tributi relativi al trimestre marzo – maggio 2020 vengano cancellate, mentre quelle relative all’anno 2020 vengano spostate dal mese di gennaio 2021 in poi e che vengano dilazionate in due anni.
3. Che venga concesso un finanziamento con il 50% a fondo perduto ed il restante 50% a tasso agevolato,  da reinvestire nelle attività, settore innovazione e sicurezza.
La concessione del finanziamento può variare da un minimo di 20.000€ ad un massimo del 50% del fatturato dell’anno 2018. 

4. Che venga intercettato e sanzionato pesantemente chi lavora di casa in casa e così anche per chi usufruisce del servizio. 

5. Che venga subito elargita la cassa integrazione in deroga ai lavoratori dipendenti del nostro settore.

Se questi punti verranno soddisfatti siamo disposti ad aspettare il primo giugno per riaprire.

Soluzione alternativa

Riapertura giorno 11 maggio, utilizzando chiaramente tutte le misure di sicurezza. In più, che tutte le tasse, i contributi ed i tributi relativi al bimestre marzo – aprile 2020 vengano cancellate, mentre quelle relative all’anno 2020 vengano spostate dal mese di gennaio 2021 in poi e che vengano dilazionate in un anno.

Che venga concesso un indennizzo per i mesi di aprile maggio, che tenga conto delle spese aziendali affrontate nel bimestre.

Che venga concesso un finanziamento con il 50% a fondo perduto ed il restante 50% a tasso agevolato, da reinvestire nelle attività, settore innovazione e sicurezza; che venga subito elargita la cassa integrazione in deroga ai lavoratori dipendenti del nostro settore; la concessione del finanziamento può variare da un minimo di 20.000€ ad un massimo del 50% del fatturato annuo.

Foto: ilgiornaledeinavigli.it

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