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Covid-19 Sicilia: mazzette e appalti pilotati nella Sanità

Covid-19 Sicilia: mazzette e appalti pilotati nella Sanità

A far luce sulla fitta rete di corruzione, appalti pilotati e mazzette, nella Sanità siciliana, l’Operazione “Sorella sanità“. Ad agire i finanzieri del Comando Provinciale, su delega della Procura della Repubblica di Palermo, hanno eseguito l’ordinanza del GIP.

Sono state 12 le misure cautelari personali. Eseguiti sequestri di imprese e disponibilità finanziarie. In particolare, i 12 sono stati indagati, a vario titolo, per corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, rivelazione di segreto di ufficio e turbata libertà degli incanti, induzione indebita a dare o promettere utilità, istigazione alla corruzione.

Arresti domiciliari sono stati decisi per otto persone. Tra queste, il coordinatore della struttura regionale per l’emergenza Covid-19. Antonino Candela, di anni 55, era Commissario straordinario e Direttore Generale dell’Asp di Palermo.

In data 12 marzo, era stato nominato coordinatore della struttura regionale per l’emergenza Coronavirus in Sicilia. Ad insignirlo il presidente della Regione siciliana. Il suo compito era quello di fare da collegamento fra l’assessore alla Salute, Ruggero Razza, e le strutture pubbliche; doveva interfacciarsi con la Protezione civile.

Lui, che fu Medaglia d’argento al merito della Sanità pubblica per l’impegno speso per legalità, funzionamento e anticorruzione, ora viene sorpreso a dire: “Ricordati che la sanità è un condominio e io sempre capo condominio rimango“, intascando, tra l’altro, 260 mila euro. 

Custodia cautelare in carcere per il Direttore generale dell’Asp di Trapani, Fabio Damiani, di anni 55, di Palermo, e il ‘faccendiere’ di Damiani, Salvatore Manganaro, di anni 44, di Agrigento. Tra gli otto sottoposti agli arresti domiciliari Antonino Candela, di anni 55, attuale coordinatore della struttura regionale per l’emergenza Covid-19, già commissario straordinario e direttore generale dell’Asp di Palermo.

Agli arresti domiciliari anche Giuseppe Taibbi, di anni 47, di Palermo, ‘faccendiere’ Candela; Francesco Zanzi, di anni 56, di Roma, amministratore delegato della Tecnologie Sanitarie Spa; Roberto Satta, di anni 50, di Cagliari, responsabile operativo della Tecnologie Sanitarie spa; Angelo Montisanti, di anni 51, di Palermo, responsabile operativo per la Sicilia di Siram spa e amministratore delegato di Sei Energia scarl; Crescenzo De Stasio, di anni 49, di Napoli, direttore unità business centro Sud di Siram spa; Ivan Turola, di anni 40, di Milano, “referente occulto” di Fer.co. srl; Salvatore Navarra, di anni 47, di Caltanissetta, presidente del consiglio di amministrazione di Pfe SpA.

Divieto temporaneo di esercitare attività professionali, imprenditoriale e pubblici uffici per Giovanni Tranquillo, di anni 61, di Catania, referente occulto di Euro&promos SpA e di Pfe SpA, per Giuseppe Di Martino, di anni 63, di Polizzi Generosa, ingegnere e membro di commissione di gara. Il GIP ha disposto il sequestro preventivo di 7 società, con sedi sparse tra la Sicilia e la Lombardia. Sequestrate anche disponibilità finanziarie per 160 mila euro.

Tangenti per almeno 1.800.000 euro. Indagini condotte dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria delle Fiamme Gialle palermitane svolte ricorrendo ad intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti, pedinamenti, videoriprese, esami documentali e dei flussi finanziari. Si è così potuto “ipotizzare l’esistenza di quello che viene definito “un centro di potere composto da faccendieri, imprenditori e pubblici ufficiali infedeli che avrebbero asservito la funzione pubblica agli interessi privati, in modo da consentire di lucrare indebiti e cospicui vantaggi economici nel settore della sanità pubblica“.

La Centrale Unica di Committenza della Regione Siciliana e dall‘Asp 6 di Palermo indiceva gare e svelava “le trame sottese all’accaparramento di appalti milionari del settore sanitario siciliano“. Sono state scoperte 4 procedure, aggiudicate a partire dal 2016, dal valore complessivo approssimativo di 600 milioni di euro, relative alla gestione e manutenzione apparecchiature elettromedicali, bandita dall’Asp 6 del valore di 17.635.000 euro; servizi integrati manutenzione apparecchiature elettromedicali – bandita dalla Centrale unica di committenza del valore di 202.400.000 euro; fornitura vettori energetici, conduzione e manutenzione impianti tecnologici – bandita dal Asp 6 del valore di 126.490.000 euro; servizi di pulizia per gli enti del servizio sanitario regionale – bandita dalla Cuc del valore di 227.686.423 euro.

L’arricchimento personale dei pubblici ufficiali infedeli e dei loro intermediari”, mediante l’applicazione di un tariffario che si aggirava intorno al 5% del valore della commessa aggiudicata. Gli operatori economici vincitori delle gare, importanti società di livello nazionale, per gli inquirenti erano “consapevoli e partecipi delle dinamiche criminali”, dalle quali “traevano un vantaggio che avrebbe remunerato nel tempo il pagamento delle tangenti“.

Lo schema illecito, ricostruito dagli specialisti anticorruzione del Gruppo Tutela Spesa Pubblica del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria, appariva consolidato: l’imprenditore interessato all’appalto avvicina il faccendiere, noto interfaccia del pubblico ufficiale corrotto; il faccendiere, d’intesa con il pubblico ufficiale, concorda con l’impresa corruttrice le strategie criminali per favorire l’aggiudicazione della gara; la società, ricevute notizie dettagliate e riservate, presenta la propria “offerta guidata“, che sarà poi adeguatamente seguita fino all’ottenimento del risultato illecito ricercato.

Punteggi discrezionali, non corrispondenti al merito del progetto presentato; buste con offerte economiche venivano sostituite; venivano pagati gli avanzamenti di lavoro anche in mancanza della necessaria documentazione necessaria; informazioni riservate, coperte da segreto di ufficio, venivano diffuse. In alcuni casi, le tangenti venivano consegnate in contanti nel corso di incontri riservati, più frequentemente venivano invece occultate con operazioni contabili tra le società aggiudicatarie dell’appalto e altre imprese, intestate a prestanomi; riconducibili ai faccendieri di riferimento per i pubblici ufficiali corrotti.

Non sono mancati trust fraudolenti per schermare la reale riconducibilità delle società utilizzate per le finalità illecite. Il patto criminale veniva poi ulteriormente cementato grazie alle continue e sistematiche interlocuzioni che erano necessarie per gestire tutte le fasi attuative dei contratti la cui durata era ovviamente pluriennale.

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