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Ponte sullo Stretto, Siracusano: “Un eterno disco rotto”

Ponte sullo Stretto, Siracusano: “Un eterno disco rotto”

Si riaccende l’irrisolto dibattito, relativo al Ponte sullo Stretto, il cui primo accenno risale all’epoca dei Romani, e siamo agli anni avanti Cristo (a.C.). Segue la nota di Articolo Uno – Messina a firma di Domenico Siracusano, che ne è il Segretario provinciale.

Sono giorni, ormai, che il dibattito sul Ponte occupa le colonne dei giornali. In maniera trasversale a destra e, purtroppo, anche nel centro-sinistra (come confermano le dichiarazioni di ieri dell’On. Pietro Navarra), nel mondo sindacale e in quello imprenditoriale, si susseguono interventi e prese di posizioni a indicare la necessità e la centralità del collegamento stabile sullo Stretto di Messina. Senza spiegazioni argomentate viene propinata l’idea che la costruzione dell’infrastruttura, che, – udite, udite – potrebbe realizzarsi in pochi mesi, determinerebbe l’immediato rilancio dell’economia, dei trasporti e del turismo. 

L’abbiamo già affermato e lo ha ribadito Pier Luigi Bersani in una recente iniziativa regionale il ponte rimane un meravigliosa “arma di distrazione di massa”, proprio come dimostra il confronto di questi giorni. Un elemento per sviare il dibattito dalle urgenze e dalle emergenze che andrebbero invece affrontate con determinazione e coesione.

Siamo dentro una crisi economica senza precedenti che riguarda l’area metropolitana di Messina. Il capoluogo langue senza che nessuno metta mani a un serio modello di sviluppo che faccia almeno intravedere l’uscita dal tunnel. La crisi del turismo post emergenza sanitaria potrebbe essere un colpo mortale per alcune comunità: gli appelli, sino ad ora inascoltati, del Sindaco di Taormina, Mario Bolognari, raccontano di una crisi che riguarda tantissimi centri della provincia. Nell’area industriale di Milazzo siamo di fronte al rischio fondato che, per scellerate scelte politiche regionali, si offra un alibi alle multinazionali per abbandonare il territorio invece che affrontare, come in altre parti del mondo, la questione decisiva della riconversione sostenibile degli insediamenti industriali.

Occorre mettersi attorno a un tavolo e confrontarsi sulla mole delle risorse che dovrebbero arrivare dai diversi strumenti di sostegno al rilancio economico governativi ed europei, la politica, invece, dimostra tutta la propria inadeguatezza preferendo incensare un’opera miracolistica e non immaginare una serie di interventi coordinati e integrati per muovere le leve dello sviluppo territoriale.

È più facile dire “il Ponte ci salverà” invece che studiare, approfondire, verificare buone pratiche di governo locale, valutare e reinterpretare politiche sperimentate in Europa e nel mondo che hanno fatto uscire dal rischio di sottosviluppo città e territori. Non ci serve un dibattito sull’ipotetico cantiere del ponte, ma ci serve un confronto sui tanti cantieri di infrastrutture, materiali e immateriali, che sono essenziali per la ricostruzione della nostra terra

Invece dell’eterno disco rotto sul Ponte, la politica, specie nel centro-sinistra, sappia “cambiare musica” e lo faccia rapidamente. Non si insegua la destra, come ci ha abituato l’On. Navarra anche su altre questioni strategiche, ma si crei un profilo autonomo del fronte democratico e progressista capace di immaginare un futuro per Messina e la Sicilia.

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