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Messina, Ponte sullo Stretto. Biancuzzo: “Cui prodest?”

Messina, Ponte sullo Stretto. Biancuzzo: “Cui prodest?”

Il consigliere Biancuzzo volge, questa volta, l’attenzione all’opera maggio compiuta che è il Ponte sullo Stretto. Segue la sua nota, scritta di suo pugno e indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte. “Nella terra del Gattopardo il tempo è tiranno e la libertà di movimentare uomini e merci è la priorità che va garantita a tutti, ancor di più a chi vive nell’arretratezza. Perciò, si deve ieri e non oggi costruire il Ponte, di cui si parla da decenni, perché nel costruire ed edificare lo sviluppo non c’è niente di sbagliato, e non è demagogia aspirare alla crescita del territorio solo quando si tratta della Sicilia.

Già questa premessa dovrebbe renderci consapevoli tutti della necessità di reclamare pari opportunità ed investimenti in Sicilia. È stucchevole quella politica che impegna i tecnici del settore che da sempre progettano e pianificano dibattendo sulla fattibilità e di recente rimbalzano le criticità per essere moderni invocano anche problematicità sull’ecosostenibilità dell’opera “faraoinica” ponte o tunnel che sia.

Ciò premesso, Sicilia e Calabria indubbiamente ne ricaverebbero vantaggi importanti e determinanti per i loro rispettivi territori, e non solo, si invertirebbe sicuramente il rapporto Nord-Sud a favore del Sud-Nord… Farà paura questo?

Il progresso e lo sviluppo avrebbero un impatto significativo e rivoluzionario in queste regioni e ancor di più in Sicilia, in quanto le due sponde, collegate stabilmente, riporterebbero al centro dello scenario mondiale dell’economia questa area naturale e strategica del Mediterraneo, che gli antichi popoli ci invidiavano e che nell’ambito della visione geopolitica economica darebbe lustro e sviluppo al meridione e all’Italia.

Indubbiamente, le opere interconnesse a supporto e a raccordo del Ponte implementerebbero la connessione, creando collegamenti degni dell’epoca. Piuttosto che accontentarci di chiacchiere, promesse e ancora dibattiti faziosi sui costi e i benefici dell’Opera, senza la quale la nostra Isola, la nostra economia, non ha rilevanza nel mondo globalizzato ad alta velocità, forse verrà prima o poi un mecenate che vorrà e farà il miracolo… Magari!!!

Qui, non godiamo che di risorse naturali, paesaggistiche e culturali, sottostimate e lasciate all’incuria perché siamo governati dalla lentezza e della rassegnazione atavica, lo sviluppo è fermo, intere generazioni lasciano il meridione e ancor di più la città e l’Isola per connettersi a un mondo che crea nuove occasioni e che avanza inesorabile allacciandosi al progresso vero fatto di concretezza e infrastrutture adeguate ai tempi… Si vola, si viaggia con il massimo confort ovunque al Nord, in Europa e nel mondo. Qui, basta traghettare che un disabile o una persona anziana, e immediatamente ci si rende conto che mancano le coincidenze assicurate. Però, sulla carta. Poi, deambulare con bagagli per centinaia di metri a Villa San Giovanni è un’impresa da Odisseo: barriere architettoniche ovunque, scale non mobili in salita e discesa senza servizio di facchinaggio, senza segnaletica, senza servizi, senza personale adibito a supportare il viaggiatore che diventa subito un naufrago che si deve arrangiare o desistere dall’essere libero di andare…

È una dura realtà di cui nessuno parla, e poi i costi esosi, lasciano desistere chiunque dal venire in Sicilia, cosi come si desiste dal rimanerci a fronte del nulla che offre…. Qui, solo il rispetto degli affetti ci conduce ad attraversare mille peripezie per traghettare con disagi e sofferenze solo per riabbracciare i nostri cari. Un incubo, e un disservizio, inaccettabile riservato solo alla nostra amara terra. Vergogna!!!

Qui, si sopravvive in una gabbia di arretratezza e luoghi comuni, siamo come animaletti che nascono si nutrono e muoiono senza progredire né sognare anche i sogni ormai siamo convinti non abbiano senso. Ogni tanto ci illudiamo che il progresso non sia per noi, ma riguardi solo altri in altri luoghi, dove i treni sono puntuali, gli aereoporti efficienti, e le strade sono sicure a più corsie, i trafori collegano località gia facilmente interconnesse, mentre qui basta guardare alla nostra città ci accontentiamo di appena tre strade mal messe, svincoli mai aperti, file e code lunghissime per pochi chilometri e gallerie senza luci con il manto stradale sempre da appaltare per la manutenzione dai templi biblici.

Qui, l’economia è asfittica, ma siamo invasi da banche e finanziarie….siamo ospitali della nostra autoreferenzialità….e non ci stanchiamo di lamentarci e basta. Sognare il Ponte, qui, è come raccontare le favole ai bambini. Intere generazioni hanno letto, e leggeranno, che eravamo la terra dei Miti, Ponte compreso, un plastico e con tanti progetti per ogni stagione politica con tanti soldi pubblici investiti per ipotizzarlo per poi archiviare tutto nei cassetti dei pericoli e del tanto altro. Prima c’è da fare, che intanto non accade e si accumula priorità che riempiono i giornali e gli occhi della rabbia senza un senso di ribellione e riscatto di quei cittadini che non possono esercitare il diritto di cittadinanza.

In realtà, qui, il progresso è stato ucciso dall’ignavia, dai politicanti di ogni schieramento, convinti che altrove si può e si deve andare avanti investendo e migliorando economia, tessuto sociale e cultura, mentre qui basta il mare e quel poco o nulla concesso. Qui, perde l’intelligenza e la cultura e vince ancora la mentalità chiusa dell’isola nell’Isola, e la miopia e la paura anche di sognare che il riscatto del Sud è un diritto e un dovere, e non una gentile concessione o peggio un privilegio inutile e troppo costoso per gente senza orgoglio con una storia e una cultura grandiosa Madre della civiltà, che se oggi dovesse riprendere a camminare lungo il famigerato Ponte.

Conquisterebbe di nuovo il mondo in modo inesorabile spazzando via senza mezze misure l’ipocrisia e l’ignoranza di quanti ci rendono muti, sordi e ciechi nell’apprezzare e valorizzare. Noi, il vero ombelico del mondo“.

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