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Taobuk, Taormina: incontro con il maestro Giovanni Allevi

Taobuk, Taormina: incontro con il maestro Giovanni Allevi

Questa sera, nella splendida cornice della fondazione Mazzullo al palazzo dei duchi di Santo Stefano di Taormina, si è tenuto l’incontro col maestro Giovanni Allevi, compositore, direttore d’orchestra, pianista, protagonista di tournée internazionali di straordinario successo, nell’ambito del festival letterario internazionale Taobuk.

Quest’anno il tema del festival è l’Entusiasmo, e proprio su questo Giovanni Allevi intraprende una profonda ricognizione dell’ansia, la paura di cambiare. Da dove attingere la forza? Perché è così difficile uscire da situazioni che ci rendono infelici?

Secondo Allevi l’entusiasmo offre delle risposte e ci spinge ad abbracciare l’inatteso e con esso il futuro. Partendo dal concetto nichilista di società appiattita su caselle preordinate, che ci fanno vivere ansiosamente alla continua ricerca di affermazione e di autostima nel giudizio altrui, si può arrivare, attraverso la rottura di questi schemi, ad esplorare nuovi territori diventando degli innovatori e raggiungendo cosi la gioia, gioia intesa come fenomeno sacro e manifestazione di quella scintilla divina che alberga in ognuno di noi.

Tutto questo, e molto di più, viene trattato nel suo ultimo libro, Revoluzione. Il maestro Allevi ci racconta della genesi di questo libro, le mani che si bloccano sulla tastiera di un pianoforte e si rifiutano di continuare durante un concerto a Tokyo, mentre esegue la sua più importante composizione. Una crisi di ansia, un blocco mentale e fisico, un vero dramma che rischia di rovinare la sua carriera.

Ritornato in Italia, si rifugia in una casa di campagna in provincia di Ascoli, proprio il giorno prima del lockdown, fuggendo da Milano. Solo, circondato dal silenzio e dal timore che la sua carriera possa essere finita, dopo una crisi di pianto, nel silenzio assordante della natura che lo circonda, una voce lo prega: “Accudiscimi”. Ed è l’inizio dell’amicizia tra lui e Maddalena, una pianta di bouganville ormai quasi morta e rinsecchita, che si manifesta dapprima come disincarnata voce filosofica e poi in una forma quanto mai inaspettata.

Prendersi cura di questa pianta diventa il modo per rimettere ordine nel proprio universo interiore, arrivando a capire che la sua ansia è quella dell’innovazione, il peso di chi decide di infrangere gli schemi e si sente esposto, privo di appoggi. Ma proprio dalla vulnerabilità e dall’imperfezione scaturisce il gesto artistico: uno slancio di compensazione, di superamento della nostra condizione di mortalità.

Infine, su proposta della bravissima conduttrice e direttrice del festival Antonella Ferrara, il Maestro coinvolge il pubblico presente in un canto Gregoriano dell’ottavo secolo, dando dimostrazione di come la follia della creatività, anche se improvvisata, possa suscitare emozioni anche in chi non si è mai cimentato in nulla del genere.

A fine serata abbiamo posto un paio di domande al maestro, visibilmente soddisfatto per l’apprezzamento del pubblico presente:

“Maestro Allevi, la gioia di cui ci ha parlato è un diritto o un dovere?”

“La gioia è un dovere, non solo. I giapponesi dicono: il vuoto è una disciplina, il silenzio è una disciplina. Prendendo spunto da questo principio, io affermo nel mio libro, che è un dovere, una disciplina il sublime. Noi dobbiamo cercare il sublime che è uscito di scena dal mondo contemporaneo.”

“In questo suo ultimo libro ci parla di questo suo rapporto con Maddalena (la pianta di bouganville), mi ricorda tanto il piccolo principe e la rosa, c’è una fonte di ispirazione o è una casualità?

“Credo sia certamente una casualità, però è un passaggio che ho molto amato ed evidentemente mi ha ispirato.”

“Possiamo dunque dire che si tratti di un piccolo principe 2.0?”

“Due punto zero! Bello, bello!” (ridendo n.d.r.)

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