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Covid, liberatoria Asp non arriva: bloccati a casa

Covid, liberatoria Asp non arriva: bloccati a casa

La vicenda che vi raccontiamo, purtroppo, non è insolita ma comune a qualcuno, o più, di voi. Per questo motivo, decidiamo di raccontarvela senza mancare di riportare le parole di sconforto dell’interessato. La storia è quella di un cittadino messinese ligio al dovere, sociale ed etico, e del suo infinito iter, che – ahimè – ad oggi non si è ancora concluso. Il racconto di vita vera inizia così, con qualche sintomo influenzale.

Scopre di essere affetto da un raffreddore sospetto, blando per carità. Tuttavia, nel rispetto delle procedure imposte per il contenimento della pandemia, contatta il medico di medicina generale. Il medico di famiglia, per capirci. Deve sottoporsi a tampone molecolare, che dà esito positivo al Covid-19 e conferma i sospetti. A quel punto, il medico curante avvia l’alert all’Asp di Messina. Il nostro lettore riceve le cure “casalinghe” necessarie alla guarigione e, in questo modo, riesce ad evitare di intasare gli ospedali. Tutto nel rispetto del protocollo, ma per lui inizia un periodo senza fine di solitudine e di abbandono.

Una lunga trafila, che include una tripletta di tamponi eseguiti, e disposti, dall’Azienda Sanitaria Provinciale, in tre diverse date. Il primo tampone risale al 19 dicembre; il secondo al 26 dicembre e l’ultimo al 2 gennaio scorso. Di tutti questi prelievi diagnostici, soltanto uno (il secondo) ha avuto seguito con l’esito che è stato comunicato al nostro concittadino.

Ora, che i sintomi sono passati e le energie pienamente recuperate, l’unico tassello mancante è dato dagli esiti dei test diagnostici, in particolare dell’ultimo tampone che, qualora fosse negativo, potrebbe consentirgli di ottenere la liberatoria necessaria a ritornare alla normalità con le uscite che, finora, ha invece dovuto azzerare, e da molto tempo ormai. Infinite e-mail, telefonate a raffica ma nulla: la situazione non si sblocca! Non c’è modo di contattare chi di competenza, né di ricevere uno straccio di risposta.

Decidiamo di riportare il suo appello, nella speranza che possa essere accolto dagli organi competenti e serva a smuovere le acque (stantìe) di questo mare di lacrime: «È un sequestro di persona perché non puoi uscire, sei dipendente in tutto. Non sei autonomo, neanche per la spesa! Sono proprio bloccato. Se non mi danno l’esito, io che faccio? Resto qua sempre?».

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