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Storia messinese: l’eccidio del 7 marzo 1947

Storia messinese: l’eccidio del 7 marzo 1947

La commemorazione annuale dei tragici eventi del 7 marzo 1947 è insieme un pietoso riconoscimento al sacrificio di lavoratori generosi e fiduciosi nel futuro della nostra comunità e un esercizio di memoria terapeutico contro l’abbrutimento della città e necessario per la possibilità di una conversione etica dei suoi abitanti. Indubbiamente, per elevare alla forma di conoscenza storica quegli accadimenti e il contesto che li unifica e li dota di significato, ci si deve affidare ad una ricognizione metodica delle testimonianze rinvenibili su tutti gli aspetti di quel passato.

Invero la mobilitazione in quel venerdì d’inizio marzo di un popolo, per decenni tradito e oppresso dalla dittatura fascista e ancora languente sotto le macerie dei bombardamenti, eppure solidale e partecipe nel rivendicare la dignità del lavoro, è un prodigio di civismo che s’impone alle nostre coscienze come fonte di speranze e ispirazioni, da cui attingere fiducia e coraggio, che da quel giorno a Messina hanno lasciato il posto alla rassegnazione e alla viltà.

D’altronde domenica 9 marzo, un giorno prima dei funerali celebrati nella chiesa dei Gesuiti e seguiti da centomila messinesi in lutto, un comunicato della Associazione degli industriali tuonava contro il comportamento irresponsabile dei lavoratori, reclamando la tutela dello Stato per i loro datori di lavoro quali cittadini laboriosi “iugulati” da richieste di balzelli non dovuti.

La criminalizzazione dei conflitti sociali per i diritti, istituzionalizzata nel corporativismo, sanzionata nel codice Rocco, infine espressa in tono pedagogico dall’Associazione degli industriali, fu quasi per atto dovuto confermata nel 1954 dalla sentenza assolutoria di tutti gli imputati per omicidio colposo di un tribunale della Repubblica costituzionale fondata sul lavoro.

L’effetto di straniamento della continuità del passato nella realtà della Liberazione attesta le insidie e le incognite del processo di democratizzazione allora appena avviato e già ipotecato da un piano di lotta al comunismo legittimato dalla divisione geopolitica sottoscritta a Jalta dalle potenze vincitrici.

Con la desecretazione dei documenti dei servizi segreti statunitensi, pubblicati nel 2004 per i tipi della Bompiani a cura di Nicola Tranfaglia nel volume “Come nasce la Repubblica”, si è resa disponibile la conoscenza della loro attività in Italia dal 1943 al 1947.

Usufruendo di questa documentazione, Giuseppe Casarrubea ha pubblicato nel 2005 per Bompiani “Storia segreta della Sicilia . Dallo sbarco alleato a Portella della Ginestra”. Alle pagg. 90-95 c’è l’elenco delle aggressioni e degli attentati compiuti in Sicilia dal 1944 al 1947, dall’assassinio di Andrea Raja a Casteldaccia il 6 agosto 1944 fino ai morti di Canicattì e Campobello il 22 dicembre 1947 uccisi dal fuoco delle forze dell’ordine sulla folla in sciopero.

I tragici fatti del 7 marzo 1947 a Messina si inseriscono a buon diritto nel piano criminoso contro la nostra nascente democrazia quindi contro le richieste di giustizia sociale ,di libertà e di partecipazione di uomini e donne appena riscattatisi dalla dittatura.

Pertanto il successo elettorale del Blocco del popolo nelle elezioni del 27 aprile 1947 per l’elezione del primo parlamento siciliano scatenò la reazione violenta contro i contadini e gli operai radunatisi festosamente a Portella della Ginestra il 1° maggio.

Così, mentre si svolgevano i lavori della Costituente, il governo italiano presieduto da De Gasperi, senza l’opera di controllo di un parlamento in carica perché eleggibile solo dopo l’approvazione della Costituzione, non si oppose, sia per intento e calcolo sia per impotenza, alla formazione di un esteso fronte antidemocratico, dai fascisti convinti del riscatto ai cattolici oltranzisti, dai conservatori d’ogni provenienza, fino ai mafiosi, tutti in varie modalità arruolati,finanziati, organizzati,comandati dai servizi statunitensi.

Questo anticomunismo stragista e antistorico, ricettacolo di ogni conservatorismo reazionario, ha trovato un ostacolo insormontabile nella nostra Costituzione, che , pur sabotata, tradita, denigrata fin dal suo varo in tutte le fasi della storia repubblica, finanche in questa legislatura con la riduzione dei parlamentari che sottrae rappresentanza e rappresentatività al cittadino, garantisce tutti i nostri diritti e fornisce tutti i poteri ai Suoi cittadini e legittima ogni loro azione per Sua difesa.

Carlo Callegari

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