Allocazione di portafoglio e i rischi/costi delle cattive abitudini.
Giovanni Fulci
Categoria: Economia / Tag:
27/11/2014 19:22:52

Asset Allocation and Bad Habits by Andrew Ang, Amit Goyal, Antti S. Ilmanen :: SSRN

E’ corretta la tendenza a comprare classi di asset (azioni, obbligazioni, etc)  e fondi che hanno ben performato negli ultimi 3-5 anni e vendere quelli meno performanti nello stesso periodo?  La risposta è no sulla base di alcuni recenti studi

Come #investitori  (sia individuali che professionali) siamo programmati per evitare il dolore e ricercare la sicurezza e la gratificazione: ci si sente più a proprio agio comprando quando i mercati salgono (“lo compri Dottore, è andato molto bene negli ultimi anni”), quando altri investitori intorno a noi stanno comprando, quando i media parlano di mercati in crescita e espansione economica (in pratica, il rischio percepito è più basso, si è più confidenti e più disposti a correre rischi) e sembra invece corretto vendere quando i mercati scendono, quando il #rischio  percepito è molto alto, vi è ansietà (e non si desidera correre rischi) e la cassa di risonanza dei media amplifica la nostra percezione di mercati ‘pericolosi’ e volatili.
In buona sostanza si compie un errore sistematico di comportamento pro-ciclico: si tendono a comprare titoli/settori/asset class che sono saliti nei precedenti anni poiché ci mette più a nostro agio ed è più facile pensare che continueranno a salire; si vende quando i mercati stanno scendendo, c’è panico e incertezza e si pensa che i mercati continueranno a scendere. Salvo poi invariabilmente pentirsi, perché ciò che si è comprato non si apprezza (e scende di quotazioni) e ciò che si è venduto vede le sue quotazioni stabilizzarsi per poi invertire la tendenza e mostrare prezzi crescenti.  
‘La sicurezza soggettiva in un (proprio) giudizio non è una valutazione razionale della probabilità che quel giudizio sia corretto’, D. Kahneman, 2011.
La valutazione razionale offerta dalla ricerca sopra menzionata è nella stima della tendenza dei mercati a mostrare fenomeni di ‘reversal’, ossia di ritorno verso la media di lungo termine (mean reversion o long-term reversal).  La ricerca indaga l’effetto di questo fenomeno sui fondi pensione US.
Indipendentemente poi dalla individuale, altalenante percezione del rischio nel momento in cui si compra/vende, il reale rischio di ciò che si acquista/vende è sostanzialmente stabile nel tempo.
La valutazione su un periodo di 3-5 anni è diffusa anche per selezionare/terminare gestori attivi da parte dei fondi pensione US. Una ricerca [ si vedano I seguenti 2 links: http://hwcpartners.com/academic_research.pdf     http://www.cfapubs.org/doi/pdf/10.2469/dig.v39.n1.20 ] ha verificato che circa il 60% delle decisioni per comprare/vendere un gestore si basano sulle performance dei precedenti 3-5 anni.  Se un gestore attivo viene acquistato, è per la sua buona performance nei precedenti 3-5 anni, e viceversa.  Questo approccio si scontra con la già citata mean reversion di lungo termine (in questo caso relativa al ‘set di opportunità’ cavalcato dal gestore per generare valore aggiunto, anch’esso con la sua ciclicità di medio termine).  La ricerca ha analizzato un corposo database costituito da 8,800 acquisti di gestori attivi (periodo 1994-2003) e 869 decisioni di terminare manager attivi (periodo 1996-2003). 
Dalla tabella sotto emergono le seguenti osservazioni:
- Quando un gestore attivo viene comprato (venduto), lo stesso ha avuto una buona (cattiva) performance nei precedenti tre anni;
- Sorprendentemente, dopo l’acquisto/vendita, la performance dei manager venduti è in media superiore a quella dei manager acquistati!

Tratto dal profilo Google+ Giovanni Fulci

Me7.it Redazione



0 Commenti


Per commentare gli articoli è necessario essere loggati alla Community messina7.it.
Inserisci i dati del tuo account o, se non sei ancora un utente della nostra Community, registrati qui.




COMMENTI