Archivio storico, la Procura alza il tiro...
L'Archivio Storico all'Enzo Drago
Categoria: Arte e Libri / Tag:
13/01/2012 10:15:46

quando un fascicolo “pesa” più della cultura

Tra poco più di un mese (il 25 febbraio) Messina renderà omaggio alla cultura: lo farà in una serata  speriamo stellata, in cui la città si mostrerà ma soprattutto mostrerà i suoi tanti patrimoni. Della lunga notte, che giunge quest’anno alla IV edizione, avremo modo di parlare ampiamente nei prossimi numeri, ma tuttavia abbiamo deciso di dedicar“le” l’incipit dell’articolo per mostrare quanto stridente sia questa parentesi di cultura, con i fatti, ben diversi, di cui nelle ultime settimane siamo stati testimoni. Parliamo cioè dello scandalo, anzi del “crimine culturale”, così come lo ha definito colui che ha permesso di farvi luce, commesso ai danni dell’Archivio Storico Comunale. Ad accendere i riflettori, sin da qualche anno addietro, il pacifista Renato Accorinti, leader del “Movimento Non Violento”: dai bui e umidi cantinati della scuola Media Enzo Drago, dove Accorinti è insegnante di educazione fisica, ecco venire alla luce preziosi tesori stampati, alcuni dei quali risalenti anche al ‘500 o al ‘600, lasciati in pasto alla muffa e all’umidità. Inizia così la battaglia del barbuto no pontista che giorno dopo giorno, mese dopo mese, riuscendo ad oltrepassare la diffidenza di quanti, fino a qualche settimana fa, sono stati portati a considerare la sua come una lotta personale e politicamente schierata, è riuscito a ottenere un importantissimo risultato. Il sostituto procuratore Ada Merrino, ha infatti aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti, per accertare le responsabilità di chi ha permesso l’abbandono dei libri che fanno parte del grande patrimonio dell’Archivio comunale, nei sotteranei della scuola, senza che nessuno abbia mosso un dito. In particolare, si cercherà di individuare eventuali esponenti delle istituzioni che venendo meno al proprio ruolo, non hanno fatto nulla per tutelare ricchezze culturali di tale pregio. L’ipotesi di reato è infatti quella di danneggiamento colposo di beni di valore.

Da qualche settimana, intanto, per la precisione dallo scorso 23 dicembre, su disposizione del sindaco Buzzanca, è iniziata la prima fase di trasferimento dei libri nei locali del pala Cultura, struttura in cui, se i nomi, ma soprattutto le parole hanno un senso, dovrebbero essere conservati, custoditi ed allestiti spazi e iniziative riguardanti, appunto, il mondo della cultura. Ed è proprio in questa direzione che si è mossa e continua a muoversi la nuova battaglia di Accorinti, che stavolta, forse anche grazie al peso giudiziario assunto dalla vicenda, sta ricevendo più pacche sulle spalle e sorrisi di consenso, che porte in faccia: il suo “colore politico”, che poco ha avuto a che fare con la vicenda in questione, sembra improvvisamente essere impallidito agli occhi di chi, invece, lo aveva considerato troppo “acceso” per riuscire a guardare lì dove il buio rischiava di cancellare per sempre un pezzo di storia di Messina. E’ bastato il peso di un “fascicolo” per riaccendere l’interesse verso quei libri abbandonati e risvegliare l’indignazione negli occhi di coloro che hanno osservato e scrutato le foto degli scatoloni umidi e abbandonati, esposti nell’ingresso del pala Cultura, pacificamente occupato, dallo stesso Accorinti tre giorni e due notti, per chiedere, così come altri, che l’imponente struttura “salmonata” di viale Boccetta possa finalmente ospitare cultura. A sostenere la causa del pacifista i tanti cittadini che hanno sottoscritto la petizione avviata da Accorinti contro l’abbandono dell’Archivio, consegnata al procuratore Guido Lo Forte insieme alla denuncia che ha poi dato input all’inchiesta. Un lungo elenco che rappresenta il sostegno concreto che una parte di comunità ha riservato, prima ancora che ad Accorinti, alla storia della città: nomi e cognomi forse poco noti, di cittadini forse non sempre dotti, ma capaci di mostrare una sensibilità d’intelletto che altri, i veri, ma a questo punto forse presunti colti, hanno mostrato di ignorare.

Elena De Pasquale



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