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Sentenze pilotate e corruzione: in manette magistrati, avvocati e imprenditori

Sentenze pilotate e corruzione: in manette magistrati, avvocati e imprenditori

Oggi, a seguito di un’operazione congiunta tra le Procure della Repubblica di Roma e di Messina, in coordinamento investigativo con la Procura della Repubblica di Milano, la Guardia di Finanza ha eseguito 15 arresti in relazione a due associazioni a delinquere dedite alla commissione di plurime frodi fiscali e a reati contro la pubblica amministrazione, anche attraverso la corruzione in atti giudiziari.

Coinvolti nell’operazione imprenditori, avvocati e magistrati.
Gli arrestati sono accusati di aver istituito un meccanismo tale per cui erano in grado di orientare l’assegnazione di alcune gare grazie a decisioni “pilotate” in materia amministrativa (tra gli indagati anche Riccardo Virgilio, giudice del Consiglio di Stato ora in pensione) oltre che di “aggiustare” processi rendendo le sentenze sentenze più vicine alle loro esigenze. Ciò al punto da far parlare i magistrati che hanno disposto l’arresto di “mercificazione della funzione giudiziaria”.

L’associazione è stata accusata inoltre di aver costruito falsi dossier al fine di spiare inchieste, tra cui quella aperta dalla procura di Milano sulle tangenti Eni.

Tra i destinatari delle odierne misure cautelari spiccano, per il loro ruolo all’interno dell’organizzazione, Giancarlo Longo, ex Pm della Procura di Siracusa e gli avvocati siracusani Piero Amara e Giuseppe Calafiore.

Nello specifico, per i magistrati di Roma e Messina, Longo “in qualità di pubblico ufficiale svendeva la propria funzione” per aiutare i clienti di Amara e Calafiore e aggiungono: “Longo usava le prerogative a lui attribuite dall’ordinamento per curare interessi particolaristici e personali di terzi soggetti dietro remunerazione. Tali condotte vengono riscontrate a partire dal 2013 e perdurano sino ai primi mesi del 2017”.

Il “metodo Longo” si sostanziava di tre aspetti principali: la creazione di fascicoli “specchio” che, stando a quanto spiegano i pm titolari dell’inchiesta, Longo si autoassegnava per monitorare fascicoli d’indagine, di potenziale interesse per clienti di Calafiore e Amara, ma assegnati ad altri colleghi. In questo modo, infatti, Longo legittimava la richiesta di copia di atti altrui o quella di riunione dei procedimenti; l’istituzione di fascicoli “minaccia”, dove venivano iscritti (con chiare finalità concussive) soggetti ostili agli interessi di alcuni clienti Amara e Calafiore e, infine, fascicoli “sponda”. Questi ultimi venivano mantenuti in essere col solo scopo di creare una legittimazione formale al conferimento di incarichi di consulenza (spesso del tutto privi di collegamenti validi rispetto alla causa in corso), il cui vero scopo era, ancora, agevolare gli interessi di Calafiore e Amara.

Di Longo i giudici hanno scritto inoltro che “concorreva alla redazione di atti pubblici ideologicamente falsi, si faceva corruttore di altri pubblici ufficiali, con piena accettazione da parte degli stessi, che venivano per giunta da lui remunerati con soldi pubblici”, motivo per cui si sono convinti della “assoluta insufficienza a contenere il pericolo di reiterazioni criminosa attraverso misure diverse e meno afflittive della custodia cautelare in carcere“.

A seguire l’elenco degli arrestati: oltre l’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo, Pietro Amara e Giuseppe Calafiore (attualmente all’estero), Riccardo Virgilio (giudice del Consiglio di Stato), Fabrizio Centofanti, Ezio Bigotti (già indagato nell’inchiesta Consip), Luciano Caruso, Alessandro Ferrari, Giuseppe Guastella, Davide Venezia, Mauro Verace, Salvatore Maria Pace, Vincenzo Naso e Sebastiano Miano. Indagati anche Gianluca De Micheli e Francesco Perricone.

Contestualmente, sono in corso di esecuzione perquisizioni locali nei confronti dei soggetti a vario titolo coinvolti nella vicenda.

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