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AAA CERCASI: medici specialisti

AAA CERCASI: medici specialisti

È di questi giorni la ripresa delle polemiche sulla carenza di Medici Specialisti sul territorio italiano.
Evidentemente il numero programmato di accessi alle Scuole di Specializzazione, specialmente per alcune di esse, è stato mal calcolato.

Quindi tanto rumore per cosa? La soluzione è semplice, anche se per essere portata a compimento necessita di un periodo di alcuni anni. Giusto gli anni necessari ad accedere ad una Scuola ed arrivare alla specializzazione.

Rivedendo il numero di Specialisti necessari da qui a cinque anni e suddividendo questo numero per 5, riprogrammando quindi il numero degli accessi alle Scuole, in pochi anni si risolverebbe il problema. Mi sembra quasi di avere ripetuto le stesse considerazioni già espresse in merito alla presunta carenza di Medici di Medicina Generale.
In fondo, il problema è uguale: un errore di programmazione che si rende evidente ed una soluzione semplice (volete definirla semplicistica? Mi sta pure bene).

La collocazione degli specialisti è però più complessa rispetto alla collocazione dei MMG: Specialisti convenzionati esterni, specialisti ambulatoriali, dipendenti delle varie strutture delle Aziende Sanitarie Locali (strutture ospedaliere di loro pertinenza comprese), dipendenti delle Aziende Ospedaliere indipendenti.
L’accesso degli specialisti all’attività nelle strutture pubbliche viene quindi regolato da normative diverse con diverse istituzioni che ne valutano autonomamente le necessità con propri e specifici parametri di valutazione: necessità del territorio, richieste dell’utenza, piante organiche.

Ma se le valutazioni esprimono una carenza, la carenza deve essere sanata.

La soluzione immaginata sia per la Medicina Generale che per la Specialistica è indubbiamente semplicistica. Si scontra in modo evidente con l’incremento della spesa per il finanziamento di nuove “borse di studio” da assegnare agli aspiranti medici di Medicine Generale e Specialisti.
Ma ancora una volta si affaccia una soluzione semplice (o semplicistica) che potrebbe risolvere il problema senza aggravio di spesa. Una via unica con più variabili.

Valutate le carenze, dicevo già, va cambiata la programmazione di almeno tre/cinque anni delle diverse scuole.
Risultando un numero superiore di “borse di studio” rispetto a quelle in atto finanziate, visto che l’assegnazione dei posti nelle scuole avviene per graduatoria, i primi in graduatoria potranno accedere ad un numero di borse pari a quelle in atto finanziate.
Gli altri, fino all’esaurimento dei posti programmati, potranno accedere previa rinuncia all’emolumento (e sono convinto che tanti lo farebbero).

Certo che l’italico garantismo possa far nascere il timore che questi volontari della formazione possano, prima o poi, trovare il modo di farsi pagare, meglio pensarci prima. Come? Altra semplice (o semplicistica) risposta: l’intervento dei privati e degli sponsor.

Ho la ferma convinzione che nell’era della pubblicità e delle sponsorizzazioni non sarebbe difficile ottenere finanziamenti. Sono altrettanto convinto che molte aziende sanitarie, specie le maggiori aziende private, potrebbero fare a gara per finanziare le migliori Scuole per potere poi porre sotto contratto specialisti egregiamente formati. Sembra che così accada per i laureati provenienti dalle migliori Università italiane e dai migliori Master.

Ma si poterebbe anche mutuare il mondo dello sport. Molti atleti, specie nelle attività motoristiche, hanno i loro sponsor. Fermi restando i limiti dei posti per ogni scuola, potrebbe essere concesso agli aspiranti di autofinanziare la partecipazione alle Scuole.

Perché non espandere il numero in caso di autofinanziamento? Perché se la programmazione è corretta sarebbe scorretto sforare la programmazione. Corretto è inoltre riservare questi posti a chi si è dimostrato migliore nei concorsi e non consentire l’acquisto di un titolo a chi ha solo le risorse per arrivarci.

In fondo il mondo del privato non è l’inferno dal quale escono demoni a comprare l’anima degli specializzandi. E se si pensasse che questo possa accadere, si vigili.

Idee in libertà, proposte.

Dovrebbero essere le Organizzazioni Sindacali a portare avanti proposte, gli organi dello stato dovrebbero recepirle e valutarle ma…

Ancora una volta concludo: montano i segnali di allarme e tutto il resto è fermo. Perché?

Sindacati, Assessori, Ministro, cosa succede?

 

Dott. Giovanni Caminiti

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