Home / Cultura / Arte e Libri / Proverbi e modi di dire: quello che accade sugli “autobussi” messinesi
Proverbi e modi di dire: quello che accade sugli “autobussi” messinesi

Proverbi e modi di dire: quello che accade sugli “autobussi” messinesi

Presentazione, a Palazzo Zanca, del libro “L’autobus – proverbi e modi di dire in lingua siciliana”, sabato 13, alle ore 18:00, presso il Salone delle Bandiere.

L’incontro, interessante e simpatico, avrà ad oggetto una divertente carrellata su ciò che si fà e si dice sugli “autobussi” messinesi.

Ad essere narrata la storia della “mano morta” , una scena che da che mondo è mondo si ripresenta con modalità prestampate, vecchia almeno quanto quella dei rapporti umani. Una mano invisibile, che sfiora.

La prima interpretazione è di pensare che si sia trattato di un moto di inerzia degli arti, lasciati penzoloni, in balìa delle sollecitazioni dell’autobus in movimento.

La reazione è, di primo acchito, quella di sgattaiolare, ma lo sconosciuto, “cuttu e mala cavatu”, rimane lì imperterrito, incollato alle tue terga.

A monte, naturalmente, una cernita spontanea di tutte le terga da palpare. Quando si è la vittima prescelta, ci si volta verso l’autore dello spregiudicato gesto e, con la faccia di “milli culura, gli lanci un’occhiataccia”, mentre in volto ti si legge: “cosazza fìtusa, chi ffai, ‘u jadduzzu?”.

Tutto questo mentre il palpeggiatore, sfacciato come un angelo sceso dal cielo in Terra, fa “l’indianu”.

Il molestatore ci prova sempre, senza porsi pro­blemi. Triste realtà, questa, seppur volutamente sdrammatizzata.

Seguici e condividi:

Lascia un commento

Torna su