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“Il dado è tratto”: Consiglio comunale approva Salva Messina e De Luca revoca le dimissioni

“Il dado è tratto”: Consiglio comunale approva Salva Messina e De Luca revoca le dimissioni

Si è tenuta oggi la riunione del consiglio comunale in cui si è discusso il provvedimento “SalvaMessina”. Sulla sua approvazione posta “la fiducia” da parte del sindaco (déjà vu), che aveva preannunciato la formalizzazione definitiva delle proprie dimissioni in caso di respingimento da parte dell’aula consiliare.

De Luca apre con un intervento volto a ribadire la propria impostazione contro gli sprechi di denaro pubblico, contrapponendosi a coloro i quali invece, “Invocando slogan degli anni settanta propongo politiche strutturalmente fallimentari”.
Obiettivo principale della sferzata, naturalmente, le sigle sindacali, in particolare la Cgil ed il suo segretario Mastroeni. A queste rimprovera l’aver abbandonato il tavolo del confronto senza aver prodotto proposte concrete, “Al di fuori dei vuoti proclami”.

Sempre nei confronti di alcune sigle sindacali, non è mancata neanche l’accusa di fomentare politiche “Che rasentano l’associazione a delinquere”, favorendo parenti e amici. Elemento che tornerà ciclicamente nella descrizione dello stato di salute delle singole partecipate, già reso noto dal sindaco in diverse occasioni (leggi qui per approfondire).

Agli elementi già ampiamente affrontati, però, si è andata ad aggiungere una descrizione delle pressioni che ATM avrebbe mosso sotto elezioni nei confronti della precedente Amministrazione. Senza addentrarci troppo in tecnicismi, secondo il sindaco, Atm avrebbe forzato il Comune a concedere ulteriori finanziamenti in assenza di coperture, minacciando altrimenti una riduzione del servizio. Con ciò che ne sarebbe seguito in termini di agitazioni socio-sindacali.
Tecnica che per De Luca si starebbe attuando nei suoi confronti proprio in questi giorni, e su più fronti.

Rimanendo in tema partecipate si è discusso anche delle ipotesi di privatizzazione. De Luca ha voluto sottolineare come non si tratti di un obiettivo imprescindibile, quanto piuttosto di una possibile soluzione ad una criticità rispetto alla quale gli oppositori non avrebbero presentato alternative concrete
Sul tema, anche al fine di smarcarsi dalle accuse di “macelleria sociale”, De Luca ha proposto a titolo esemplificativo il piano ideato nel caso di una privatizzazione di Messina Servizi, i cui lavoratori sarebbero reindirizzati per lo svolgimento di mansioni necessarie al comune quali cura del verde pubblico, lotta al randagismo ecc.
Esempio che fa il paio con uno degli elementi caratterizzanti il SalvaMessina che si propone, data l’evidente difficoltà in cui versano i conti del Comune, di operare un’internalizzazione dei servizi tanto per quest’ultimo, quanto per le partecipate.

Successivamente si passa a discutere del debito del Comune, descritto dal De Luca come strutturale e dunque necessitante interventi radicali per essere risolto: i famosi provvedimenti “lacrime e sangue”.

Dichiarare dissesto significherebbe creare alibi per dire che i sacrifici sono frutto del malgoverno precedente, condannando la città a non avere finanziamenti per opere pubbliche fino alla fine della fase di dissesto”, ha dichiarato il primo cittadino ribattendo implicitamente alla posizione espressa in mattinata dal fronte dei 5 stelle.
In proposito il gruppo aveva preventivamente dichiarato la propria contrarietà al “SalvaMessina” sposando la tesi secondo cui tra dissesto e riequilibrio non vi sarebbero differenze, in quanto i cittadini pagano già tasse elevate a fronte di servizi ridotti. Chiave di lettura che potrebbe essere definita semplicistica.

Altra critica mossa dai 5 stelle, che in quanto a stile sembra smentire quel presunto scollamento tra il movimento nazionale e le sue diramazioni locali riguarda l’assenza di una “Operazione verità”.

Punto su cui De Luca è “casualmente” tornato, ricordando come la sua Amministrazione abbia operato uno screening approfondito dello stato di salute del Comune, reso noto con la pubblicazione della relazione di inizio mandato che “Nessuno è stato in grado di contestare nel merito, lasciando da parte dichiarazioni vuote”.

L’ultimo scambio di battute con il movimento avviene direttamente in aula e registra uno scivolone da parte dei pentastellati che adducono a sostegno della loro posizione “pro-dissesto” dati forniti dai sindaci di Augusta e Bagheria (anche loro a 5 stelle). Peccato però che tali elementi non sarebbero applicabili a Messina poiché quest’ultima si configura come città metropolitana, come spiegato dall’assessore Previti i cui dati, invece, sono stati validati dall’autorità di gestione, emanazione del ministero dello Sviluppo Economico. Unica autorità titolata ad esprimersi in materia.

Per quanto riguarda i punti programmatici del SalvaMessina, l’obiettivo principale è rappresentato dall’implementazione delle entrate comunali di 10 milioni di euro annui, che per la maggior parte si ritiene verranno reperiti tramite il taglio dei costi.

Tagli che, come già anticipato, avranno come bacino di riferimento quello dei Servizi Sociali. Qui De Luca ha puntato il dito contro un sistema di “parentopoli” diffuso, rendendo noto che elementi documentali testimonierebbero casi eclatanti, come figli di funzionari di alto livello del dipartimento Servizi Sociali a capo di strutture assistenziali quali Casa Serena. Ciò in deroga alle norme anticorruzione che ne avrebbero previsto l’allontanamento.

Al comune c’è un tabù – ha dichiarato il primo cittadino – chi tocca i servizi sociali muore, per questo era l’unica voce da cui non si è attinto per finanziare il vecchio piano di riequilibrio. Questi sono meccanismi finalizzati al malaffare e non si può continuare a fare finta di non sapere, per questo ho diffuso i documenti a tutto il consiglio. Prima di darmi del mistificatore – ha concluso – dovrete contestarmi nel merito, smontando i documenti che vi ho presentato”.

Sulla “selva oscura” descritta da De Luca in ambito servizi sociali è rilevante citare l’esistenza di un Capitolo di bilancio “omnibus” che va dai 7 ai 10 milioni di euro annui. Secondo il sindaco strutturato appositamente per impedire un tracciamento efficace delle spese e per questo vietato dalla legge. Tramite questo meccanismo infatti il dirigente del dipartimento sarebbe stato in grado di aggirare la giunta facendo sì che lo stesso dipartimento potesse essere l’unico a conoscere i dettagli delle spese. Meccanismo, però, a quanto pare smascherato da De Luca.

Dopo il momento dell’esposizione si è passati alla votazione degli emendamenti, tre presentati dal PD, tutti approvati con 21 voti a favore e 7 astenuti su 28 presenti (32 il numero complessivo dei membri del consiglio); uno presentato da Sicilia Futura, anch’esso approvato con gli stessi numeri.

Infine alle 23:27, dopo 12 ore di consiglio quasi ininterrotte l’aula si pronuncia sul SalvaMessina (che, è bene specificare, allo stato attuale si configura come un documento di indirizzo “politico” che andrà articolato tema per tema) e lo approva con 20 voti a favore, 6 contrari e 2 astenuti.

Il segnale che De Luca cercava dunque si è manifestato e la “maggioranza di responsabilità” si è formata.
Infine, dopo un ultimo conteggio “alla buona” richiesto da De Luca per avere contezza definitiva dei numeri a favore, richiedendo dunque che gli venisse resa nota la posizione dei quattro assenti, si scioglie il nodo delle dimissioni a questo punto scongiurate.

Mi avete dato un segnale importantissimo che riaccende le speranza della città, la qualità espressa dal consiglio quest’oggi non si registrava da anni. Si chiude questa fase di tensione, ora spazio soltanto all’impostazione congiunta dei provvedimenti attuativi”, questa la dichiarazione conclusiva del sindaco.

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