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Non è un calamaro gigante: ce lo spiega il dottor Cavallaro

Non è un calamaro gigante: ce lo spiega il dottor Cavallaro

Circa una ventina di giorni fa, a Torre Faro, sul tratto di spiaggia antistante la via Circuito, all’altezza del ristorante Grecale, è stata ritrovata incagliata nel cosiddetto “Beachrock” (la striscia di rocce metamorfiche che caratterizza buona parte del litorale messinese da torre faro a Sant’Agata) una carcassa di circa 7 metri.

A causa dello stato di decomposizione in cui già si trovava il corpo all’atto del ritrovamento e complice il fatto che, una volta arenatosi definitivamente sul bagnasciuga (dove si trova a tutt’ora) è stato completamente ricoperto di sabbia, non è stato facile chiarire nell’immediatezza di cosa si trattasse realmente. Da qui l’origine delle speculazioni che hanno portato i non addetti ai lavori a ritenere che si trattasse di un calamaro gigante.

Sul posto sono intervenuti alcuni biologi che hanno effettuato delle analisi e fin dalle prime indiscrezioni, l’ipotesi che si potesse trattare realmente di un calamaro gigante era andata affievolendosi.

Stando a quanto dichiarato oggi alla nostra Redazione da Mauro Cavallaro, conservatore del museo della fauna del dipartimento di Scienze Veterinarie di Messina, protagonista, insieme ai suoi colleghi, dell’attività d’indagine in questione, il corpo arenato sulla spiaggia appartiene ad un “Cetorhinus maximus”, dai più conosciuto come squalo elefante.

Un animale sempre più difficile da incontrare nei nostri mari sia a causa dell’intensa attività di pesca che lo ha riguardato, che del crescente inquinamento che alterna in maniera negativa le qualità nutritive del plancton, sua principale fonte di sostentamento.

Quando siamo intervenuti sul posto – ha commentato Cavallaro – la carcassa presentava ancora degli elementi riconoscibili. Ci è stato possibile individuare le tasche brachiali e lembi di pelle non rovinati dallo sciabordio, cosa che ci ha consentito di comprendere davanti a quale tipo di pesce ci stessimo trovando. Attualmente – ha proseguito Cavallaro – il nostro laboratorio sta effettuando le analisi genetiche”.

Secondo il biologo, infine, tale ritrovamento, in termini di rarità e di valenza per quanto riguarda lo studio dell’ecosistema marino nostrano, ha una valore che può essere considerato perfino superiore a quello che avrebbe potuto assumere se si fosse trattato realmente di un calamaro gigante.


Sezione asportata dai biologi per effettuare le analisi

Alberto Caminiti

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