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Camaro: chiude per un mese l’asilo nido. Famiglie e personale nello sconforto

Camaro: chiude per un mese l’asilo nido. Famiglie e personale nello sconforto

“Dopo l’asilo nido di San Licandro, anche quello di Camaro da lunedì prossimo chiuderà per un mese a seguito dell’avvio dei tanto attesi lavori di adeguamento, appaltati con i fondi PAC, ma le incognite e le conseguenze sono attualmente parecchie”. Il consigliere comunale Libero Gioveni e quello della terza Circoscrizione Alessandro Cacciotto (entrambi già Presidenti del Comitato di Gestione della struttura), se da un lato esprimono soddisfazione per l’avvio dei lavori sollecitati da tempo e che consentiranno di potenziare il nido di Camaro portandolo da 21 a 30 bambini da ospitare, dall’altro chiedono i necessari chiarimenti all’assessore ai servizi sociali Calafiore su alcuni riflessi negativi che inevitabilmente vi saranno sia nei confronti dei bambini (e quindi delle loro famiglie), sia nei confronti del personale della cooperativa che gestisce il servizio.

“Del resto – ricordano Gioveni e Cacciotto – questi lavori, a differenza degli interventi da effettuare all’asilo nido di San Licandro, dovevano essere eseguiti senza la necessaria chiusura del plesso perché non andrebbero ad interferire con le normali attività, ma l’impresa ha purtroppo preteso lo sgombero per ovvie ragioni di sicurezza”.

Ieri, senza alcun congruo preavviso, sia le famiglie che il personale hanno saputo ufficialmente di questa chiusura: “L’aspetto che preoccupa maggiormente è certamente la totale assenza di una alternativa che possa venire incontro soprattutto alle famiglie, alcune delle quali, per motivi di lavoro, avranno non pochi problemi a dare assistenza ai loro piccoli visto che si parla di pargoli con meno di 36 mesi di vita” scrivono ancora i consiglieri.

“Anche il personale del nido – proseguono i due ex Presidenti – è parecchio preoccupato visto che la cooperativa, che attende giustamente disposizioni in merito da Palazzo Zanca, pare non abbia dato finora né garanzie economiche, né di continuità lavorativa”.

I due consiglieri dunque chiedono all’amministrazione comunale, “se abbia individuato una struttura alternativa (e quale) per garantire la continuità del prezioso servizio; se il Dipartimento servizi sociali riconoscerà economicamente questo periodo di sospensione del servizio alla cooperativa, così da poter  garantire di riflesso al personale il necessario e legittimo sostentamento, e a chi sarebbero addebitati i mancati introiti delle rette nel caso non si dovesse riuscire a garantire il servizio in un altro sito al fine di scongiurare un potenziale danno erariale per l’Ente”. 

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