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Alla riscoperta di Messina: Porta Grazia

Alla riscoperta di Messina: Porta Grazia

Messina è una città piena di storia e molti degli elementi che costituiscono parte integrante del suo paesaggio urbano occhieggiano a questo ricco passato. Uno di questi si trova a Piazza Casa Pia ed è la cosiddetta “Porta Grazia“, che oltre ad essere una mirabile opera d’arte architettonica è anche un’importante testimonianza storica, che ci racconta del periodo in cui la città era posta sotto il dominio della corona spagnola.

La Porta fungeva appunto da ingresso principale per la Real Cittadella, costruita dagli spagnoli alla fine del ‘600 in quella che oggi è conosciuta come Zona Falcata. All’epoca Messina, posta in una posizione geograficamente strategica per il controllo economico-militare sul mar Mediterraneo, era già difesa su tutti i fronti da tre forti (Gonzaga, Castellaccio e Matagrifone). Infatti nell’ottica della corona spagnola, la costruzione non avrebbe avuto soltanto una funzione di difesa dai nemici esterni alla citta, ma anche, e forse soprattutto, da quelli interni.

Non a caso la sua edificazione fu stabilita all’indomani della rivolta che i messinesi attuarono in chiave antispagnola nel 1674, poi repressa duramente e che comportò la dichiarazione da parte dei regnanti della cosiddetta “morte civile” della città. Cosa che portò all’annullamento di tutti i privilegi politici ed economici di cui quest’ultima godeva, determinando la definitiva attestazione di Palermo come prima città siciliana.
La cittadella, inoltre, con la sua struttura pentagonale, fu costruita in modo che i suoi cannoni potessero fare fuoco contro la città stessa. Cosa che, purtroppo, accadrà più volte durante il corso della storia.

Uno degli eventi più noti in questo senso è quello che, nel 1848, valse a Ferdinando II di Borbone il soprannome di “Re Bomba”, avendo dato questi l’ordine di aprire il fuoco sulla città al fine di domare un altro moto insurrezionale, estesosi in tutta la Sicilia ed avverso al governo borbonico. In quest’occasione i messinesi si distinsero per un’incrollabile attività di resistenza che consentì loro di espugnare diversi forti nelle mani dei Borboni e che impose a Ferdinando II di approntare un vero e proprio esercito per riconquistare la città. Secondo alcune stime a Ferdinando II furono necessari 25 mila soldati ben addestrati e sostenuti da 450 cannoni per contrastare i 6 mila rivoltosi messinesi, quasi del tutto privi di addestramento militare, male armati ed in possesso di appena un centinaio di pezzi di artiglieria.

Dagli inizi del ‘900, però, venne avviato un lento ma radicale processo di ridefinizione della fisionomia della Zona Falcata, con la costruzione della stazione marittima, l’ampliamento dei cantieri navali e la realizzazione della zona militare, che, complice anche l’incuria, determinò il progressivo smantellamento della cittadella di cui oggi restano solamente due dei cinque bastioni originali. Porta Grazia, ovvero il portale d’ingresso principale, fu invece smantellata nel 1961 per essere ricollocata nella sua sede attuale, quella di piazza Casa Pia, dove è tutt’ora possibile ammirarne la bellezza.

L’opera, in stile barocco, si presenta con un arco a tutto sesto ornato da minacciosi mascheroni in marmo posti sia nella “chiave di volta” che nelle “mensole” laterali che reggevano il ponte levatoio. Tutto il resto della struttura è stato invece realizzato in pietra calcarea.
I due pilastri che affiancano la porta si concludono con capitelli arricchiti da ghirlande, festoni e testine. Ai lati si possono osservare due grandi finestre ottagonali.
Il riquadro sopra l’arco, infine, accoglieva un’iscrizione risalente al 1681, caduta però durante il terremoto del 1894.

 

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