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Messina: Città Metropolitana “chiusa per fallimento”

Messina: Città Metropolitana “chiusa per fallimento”

È di questa mattina l’atto d’indirizzo attraverso cui il sindaco Cateno De Luca dispone nei confronti della ex provincia il blocco immediato delle attività finanziarie, compreso il pagamento delle spese obbligatorie, quali gli stipendi di 840 dipendenti dell’ente.

Secondo l’amministrazione De Luca il prelievo forzoso che lo Stato attua nei confronti delle ex province (oggi città metropolitane e liberi consorzi), decurtandone parte delle entrate autonome, sarebbe all’origine della crisi in cui oggi versano cronicamente tali enti, privandoli degli strumenti necessari a garantirne la sopravvivenza, della possibilità di chiudere in pareggio i loro bilanci e dunque della capacità di soddisfare gli interessi primari della collettività (sicurezza, viabilità, agibilità delle scuole).

Queste le ragioni dietro un simile atto di forza, che nel documento firmato da De Luca viene definito come: “Scaturito dall’indifferenza riscontrata da parte della Regione Siciliana e del Governo Nazionale che nonostante i continui solleciti non ha dato alcuna risposta risolutiva al problema del mancato pareggio di bilancio, delle città metropolitane e liberi consorzi, costringendoli ad avviare le procedure di dissesto”.

A rendere ancor più serrato il confronto tra interlocutori locali e nazionali il rischio che le ex province, non avendo la possibilità di approvare in pareggio il bilancio previsionale, perdano la possibilità di usufruire delle ingenti risorse destinate ad investimenti infrastrutturali quali Patto per il Sud, MasterPlan, Trasferimenti MIT – FESR).
Per Messina, allo stato attuale, si tratterebbe di perdere finanziamenti per circa 140 milioni di euro.

Si tratta – si legge sulla pagina Facebook di De Luca – di un’azione di forza nei confronti degli interlocutori nazionali davanti all’impossibilità per le Città Metropolitane di continuare con uno stillicidio del genere affinché si attivino immediatamente le procedure per porre fine al prelievo forzoso”.

Alberto Caminiti

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