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Alla riscoperta di Messina: la Chiesa di Gesù e Maria delle Trombe e la miracolosa statuetta in cera del “Bambinello”

Alla riscoperta di Messina: la Chiesa di Gesù e Maria delle Trombe e la miracolosa statuetta in cera del “Bambinello”

La chiesa di Gesù e Maria delle Trombe situata sulla via San Giovanni Bosco, deve la sua curiosa denominazione dal nome della contrada in cui sorgeva, nella quale si trovavano i pubblici acquedotti, detti volgarmente “Trombe”, che conducevano l’acqua nei vari rioni della città.

Fu fondata nel 1626 da Padre Antonio Fermo, ricordato per aver dato vita nella seconda metà del XVI secolo, negli anni successivi al Concilio di Trento, alla Congregazione Gesù e Maria. In questo periodo la profonda esigenza di cambiamento che investì la Chiesa e l’emergenza della
“cura delle anime”, determinarono la nascita di numerose congreghe di fedeli che si proponevano di diffondere i dogmi della Chiesa Cattolica, contrastare le nuove chiese riformate e svolgere opere di carità e assistenza ai bisognosi.

Secondo alcune fonti storiografiche la congregazione eresse a Messina ben nove chiese, tutte accomunate da una profonda spiritualità incentrata su Gesù Redentore e Maria Madre di Dio. Di esse oggi esistono soltanto la Chiesa di Gesù e Maria del Buonviaggio, detta del Ringo, sul viale della Libertà e la Chiesa di Gesù e Maria delle Trombe, la più ricca e importante.

La sua facciata, realizzata da Andrea Gallo, architetto molto apprezzato al tempo, si sviluppava su due ordini e il portale d’accesso era sormontato da un ampio finestrone rettangolare. L’interno dell’edificio si presentava ridondante di decorazioni in stile barocco con eleganti marmi policromi, cornici, volute con dorature, angeli, basso rilievi e apparati in stucco eseguiti dal poliedrico artista fiorentino Innocenzo Mangani.

L’unica navata era arricchita da quattro cappelle ornate da numerosi quadri, in gran parte dipinti dal pittore messinese Giuseppe Paladino che realizzò il San Filippo Neri, il Sant’Ignazio di Loyola, ancora oggi in loco, I Quattro Novissimi ed I Quattro Arcangeli ormai perduti.

Due ampi oratori a pianta rettangolare sorgevano ai lati dell’edificio ed erano dedicati quello di sinistra al “Crocifisso”, con tele raffiguranti I Misteri della Passione ad opera di Luigi Velpi, Salvatore Monosilio e Giuseppe Paladino, mentre l’oratorio di destra era intitolato alla “Pietà” con all’interno l’omonimo quadro, forse eseguito da Giuseppe Ribera a Napoli ed oggi esposto al Museo Regionale di Messina. Sull’altare maggiore, come di consuetudine nelle chiese di questa congregazione, trionfava una tela raffigurante Gesù e Maria accanto alla croce anch’essa conservata al Museo.

Il terremoto del 1908 danneggiò gravemente la chiesa; il tetto, la facciata e un muro del fianco nord crollarono mentre rimase in piedi parte del muro sud, il grande arco trionfale e le due cappelle laterali successivamente abbattute perché pericolanti.
Trattandosi di un importante luogo di culto si decise di operare un parziale recupero e la Curia, in accordo con la Sovrintendenza, propose di ricostruire l’edificio «nello stesso luogo e nella sua forma originaria», ma il progetto non fu mai realizzato.

Intorno al 1918 con il nuovo piano regolatore si intraprese il recupero di parte dell’edificio, riducendone però sensibilmente le dimensioni ed oggi si presenta con la sola navata centrale affiancata dalla cappella a destra dell’altare maggiore.

Del ricco patrimonio storico-artistico originario sono rimasti solo alcuni altari e apparati marmorei che decorano le anguste pareti e dei ventitré dipinti recuperati dopo il terremoto, solo alcuni sono ancora presenti all’interno della chiesa, mentre altri sono custoditi dalla Curia e dal Museo di Messina.

Ad impreziosire e ad avvolgere questa chiesetta in un’aura di sacralità è la presenza di una piccola statua in cera raffigurante il Bambinello, custodita all’interno di una teca in rame e tutt’ora oggetto di particolare devozione poiché legata all’evento miracoloso della lacrimazione, avvenuta più volte nel 1712.

Il Bambinello di appena 23 cm, fu realizzato nel 1672 circa dal sacerdote Antonio Zizzo, con la collaborazione dell’artista Matteo Durante e acquistato nel 1696 dal Padre gesuita Domenico Fabris, particolarmente devoto al culto di Gesù Bambino. La notte del 23 febbraio 1712 la statuina, che momentaneamente si trovava nell’abitazione del canonico Domenico Rizzo, incaricato di realizzare la culla prima di esporla ai fedeli nel Presepe allestito nell’oratorio adiacente la chiesa di San Gioacchino, non più esistente, iniziò a lacrimare dall’occhio sinistro.
Lo straordinario evento si ripeté più volte nei mesi successivi e l’Arcivescovo di Messina, Mons. Giuseppe Migliaccio, istituì una commissione di teologi per analizzare l’accaduto. Dopo varie adunanze, l’11 novembre dello stesso anno la commissione dichiarò la lacrimazione “vera e miracolosa”.

Nel 1721 Il Senato decretò di offrire ogni 23 febbraio, anniversario del miracoloso evento, un cero di venti libbre al Bambinello custodito nella chiesa di San Gioacchino e per preservare la statuetta fu commissionato all’argentiere Francesco Juvarra e al suddiacono Francesco Dominici una teca in bronzo dorato consegnata nel 1723, nel cui interno fu collocato del cotone per asciugare le lacrime.

Nonostante gli innumerevoli eventi funesti abbattutisi su Messina nel corso dei secoli, il prezioso simulacro in cera e la sua teca rimasero miracolosamente intatti. Dopo il terremoto del 1908 alcuni devoti rinvennero tra le macerie della chiesa di San Gioacchino la teca con il Bambinello perfettamente indenne, a differenza di tutte le altre figure del presepio disperse e l’episodio fu interpretato dai devoti come un’ulteriore manifestazione del sacro.
A seguito del sisma il simulacro fu trasferito in diverse altre chiese per poi trovare come sede definitiva il tabernacolo della Chiesa di Gesù e Maria delle Trombe dove tutt’ora è conservato.

Il culto verso il Bambino Gesù continuò a diffondersi tra i fedeli mentre la tradizione dell’offerta del cero riprese solo negli anni ’90 rinnovando l’originaria promessa pronunciata nel 1721 dal Senato
messinese: “…giurano e promettono il Voto perpetuamente valituro ogni anno, la mattina del 23 febbraio, anniversario del miracoloso portento, […] ed offrire a Lei Santo Bambinello Gesù un cero di venti libre…”.

Gabriella Papa

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